Addio a Francesco Rosi

Lo scorso 10 gennaio se ne è andato il maestro Francesco Rosi e con lui scompare uno degli ultimi pezzi di quel movimento storico, culturale e politico che portò il nostro cinema a essere esempio e guida per tutte le altre cinematografie mondiali.

I film di Rosi sono ancora oggi fondamentali documenti civili per capire una complessa società come la nostra che, infondo, con aspetti e facce diverse tende a ripetere se stessa.

Capolavori come “Salvatore Giuliano” o “Le mani sulla città” ci raccontano da dove veniamo e dove stiamo andando, così come “Dimenticare Palermo” (che la cronaca vuole osteggiato con quasi tutti i mezzi dall’allora nostro Presidente del Consiglio) anticipò di pochi mesi il terremoto politico che avrebbe investito la nostra politica (terremoto che alla fine, come quello “stra” celebrato del ’68, ha lasciato le cose pure peggio di prima).

Insomma, se ne è andata una delle menti più lucide e giovani della nostra cultura, e qui aggiungo la mia piccola testimonianza: la sera che andai a vedere al cinema l’appena uscito “Mars Attacks!” di Tim Burton – parliamo del 1996 – riconobbi in Rosi il signore seduto accanto a me.

Ancora mi porto dietro lo stupore che mi ha provocato vedere un maestro del nostro cinema – le cui opere stavo studiando all’Università – osservare interessato e divertito un film così geniale ma anche così fuori le righe.

L’eredità di Rosi si può riassumere anche nel necrologio che ha pubblicato sua figlia Carolina che si chiude con la richiesta: ”Non fiori ma solidarietà per gli immigrati”.

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