“Avvocata Woo” di Ji-Won Moon

(Corea del Sud, 2022)

La cinematografia della Corea del Sud è ormai, da alcuni decenni, fra le più produttive e originali del Pianeta. Non sono pochi, infatti, i film realizzati a Seul che poi vengono rifatti in Occidente o che collezionano riconoscimenti prestigiosi in ambito internazionale. Negli ultimi tempi anche la televisione coreana realizza serie che spopolano in molti altri Paesi, come il vero e proprio fenomeno planetario di “Squid Game”.

Con questa serie “Avvocata Woo” la televisione coreana, in collaborazione con Netflix, sposta l’asticella ancora più su, raccontandoci la storia di Woo Young-woo (la bravissima Eun-bin Park) una giovane avvocata con il QI di 164 e migliore del suo corso universitario, assunta come “novellina” nello studio Hanbada, uno dei più prestigiosi di Seul.

Ma nonostante la sua preparazione, il suo acume e la sua incredibile memoria, sono molti quelli che provano disagio a lavorare con lei, così come sono pochi i clienti che non rimangono titubanti stringendole la mano. Perché Woo Young-woo, dalla nascita, vive nello spettro autistico.

Ha proferito le sue prime parole a cinque anni citando a memoria il libro di giurisprudenza del padre, che le ha fatto conoscere e amare il Diritto parlandogliene come se fosse una favola della buonanotte fin da piccola. Ricorda tutti i libri che ha letto da quando è nata ma questo, per molta parte del mondo, non basta.

Per il suo modo di interagire con gli altri lei sarà sempre e comunque una disabile della quale magari si può avere pena, ma di cui certo non ci si può fidare, soprattutto nel mondo duro e tagliente come quello degli avvocati. Inoltre Woo Young-woo deve fare i conti anche col resto della società patriarcale per gran parte della quale lei ha due grandi e insormontabili limiti: oltre ad avere una “fin troppo evidente” disabilità …è pure una donna.

Ma Woo Young-woo è abituata a essere guardata con gli occhi superficiali e compassionevoli, e così porta l’ingiusto e vergognoso fardello che gli altri miseramente le caricano sulle spalle, triste sì, ma mai rassegnata…

Bellissima serie dalle caratteristiche del classico Courtroom Drama che ci parla soprattutto della vita e delle relazioni fra gli essere umani che troppo spesso sanno essere spietati, meschini e ipocriti.

Nel nostro Paese, purtroppo, la disabilità nel mondo delle fiction resta ancora un tabù. Sono troppo pochi e spesso non perfettamente riusciti i film o le serie che l’affrontano senza ipocrisie o amorevole e odiosa compassione. Ma per fortuna esistono altre cinematografie o televisioni come quella coreana, appunto. Prima o poi arriveremo anche noi a realizzare una serie così, forse più poi …che prima.

Da vedere.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.