“La balena alla fine del mondo” di John Ironmonger

(Bollati Boringhieri, 2021)

Nel 2015 il britannico John Ironmonger pubblica il romanzo “Not Forgetting the Whale“, che prenderà poi anche il titolo “The Whale at the End of the World” sia per la trama che per la sua ambientazione in Cornovaglia il cui punto più a sud – non lontano dalla piccola e immaginaria St. Piran del libro – si chiama appunto “Land’s End” (in cornico “Penn an Wlas“) e rappresenta anche il posto più a sud dell’intera Gran Bretagna.

Le vecchie cronache, risalenti a cinquant’anni prima, raccontano che in un’algida alba sulle coste che lambiscono la piccola cittadina marittima di St. Piran, fu ritrovato un uomo privo di sensi. Il malcapitato, senza un indumento addosso, venne immediatamente portato dal vecchio medico in pensione che viveva nel paese che subito riuscì a farlo rinvenire.

A St. Piran tutti si conoscevano da sempre e così non fu difficile capire che l’uomo era il proprietario di una fuori serie parcheggiata al centro della località. L’uomo, che si chiamava Joe Haak, era arrivato nel piccolo centro della Cornovaglia nella notte e si era fermato quando la terra lasciava il posto al mare.

In fuga da Londra, Joe ebbe l’impulso di togliersi tutti i vestiti e immergersi in acqua. Quando il freddo e le correnti lo stavano portando inesorabilmente al largo verso una morte certa, una balena con la sua coda lo spinse a riva.

Ma i fantasmi che spinsero l’uomo a fuggire dal suo ricco lavoro di analista presso una delle banche più ricche della City, nonostante il bagno catartico, non lo abbandonarono. E così, ripensando a quello che gli aveva confidato il presidente dell’istituto di credito a proposito dello scoppio di una pandemia planetaria simile alla Sars, Joe decise di spendere i suoi risparmi per comprare derrate alimentari per tutelare se stesso e tutti gli abitanti di St. Piran nel momento in cui la pandemia sarebbe arrivata in Cornovaglia e avrebbe fatto collassare l’intero sistema planetario. Ma…

Ironmonger realizza la cronaca “romantica” di una pandemia che travolge il nostro pianeta. Oggi è particolarmente interessante – e allo stesso tempo inquietante – leggere il libro, pensato e scritto quando nessuno di noi ipotizzava neanche lontanamente di imparare a convivere con termometri ad infrarossi, lockdown, mascherine e varie dosi di vaccino.

Bisogna riconoscere quindi all’autore britannico di aver saputo anticipare scenari che molti di noi ignoravano, ma su due cose Ironmonger ha sbagliato: a differenza di quello che Haak crede nel libro, nonostante l’avvento improvviso del virus, il sistema ha retto e non ha lasciato il posto ad alcun caos post apocalittico.

Per la seconda vi dovete leggere il libro fino alla fine…

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