“Ritorno al futuro” di Robert Zemeckis

(USA, 1985)

Pochi film hanno rappresentato davvero i sogni della generazione che a metà degli anni Ottanta usciva dall’adolescenza come “Ritorno al futuro”.

Con una sceneggiatura ad orologeria – scritta dallo stesso Zemeckis insieme a Bob Gale (già autore dello script di “1941: allarme a Hollywood” diretto da Spielberg nel 1979) e candidata all’Oscar (battuta da quella di “Witness – Il testimone” di Peter Weir, che adoro ma che secondo me non possiede la deliziosa e magica “perfezione” di quella di Zemeckis e Gale), “Ritorno al futuro” è uno dei classici dieci film da portare sull’isola deserta.

Ogni volta che lo rivedi scopri una nuova chicca in, per non parlare poi della colonna sonora.

Rifiutato dalla Disney per il bacio “incestuoso” (e ci vuole tanta buona volontà per chiamarlo bacio) fra Marty (il grande Michael J. Fox) e sua madre Lorraine (Lea Thompson) il film in poche settimane diventa una dei maggiori incassi dell’Amblin Entertainment di Steven Spielberg, consacrando giustamente Zemeckis come uno dei più importanti registi della nuova generazione.

Visto l’enorme successo, la produzione decise di girare due sequel e – grande novità per i tempi – avviare un’unica produzione senza aspettare l’esito del botteghino.

Molto più divertente il III, ambientato nel Far West, che il II ambientato in un cupo futuro, ma nessuno dei due è all’altezza del primo.

E che dire delle svariate invenzioni futuristiche che col passare del tempo si sono concretizzate, come le scarpe a chiusura automatica…

Intramontabile.

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