“La Dea” di Lorenzo Mediano

(Cairo Editore, 2010)

La tradizione matriarcale nella nostra cultura ormai sembra un ricordo ancestrale, anche se in alcune zone del nostro Paese la volontà e la saggezza della donne sono ancora, fortunatamente, riconosciute e rispettate.

Ma di fatto il potere è in mano, da millenni, agli uomini. Sia quello politico che quello religioso. Alle donne è relegato il ruolo, al massimo, di “consigliere” in secondo piano. L’esiguo numero di donne, ad oggi, in ruoli chiave del nostro Belpaese lo conferma abbondantamente.

Ma non è sempre stato così.

Lo scrittore spagnolo Lorenzo Mediano ne è certo e così ha ricostruito quello che, alle soglie del Neolitico circa 10.000 anni fa nella culla della civiltà che è stata la Mesopotamia, potrebbe essere accaduto.

Il mondo allora conosciuto era composto da villaggi che riuscivano a sopravvivere soprattutto grazie alle coltivazioni che erano gestite esclusivamente dalle donne. Le stesse avevano di fatto in mano la società e il culto della Dea dominava inconstrastato. Era infatti la Madre, in ogni villaggio, a gestire e occuparsi di tutti i suoi membri. Agli uomini era relegato il ruolo di caprai, visto che ormai la caccia era sempre meno redditizia.

Gli essere umani di sesso maschile erano considerati quindi inferiori e non avevano scelta: dovevano obbedire alla volontà della Dea che tramandava la sua preziosa conoscenza solo alle donne. Ma…

Affascinante romanzo cruento duro e crudo, come doveva essere la vita dei nostri antenati, e che non lascia un attimo di respiro. Impossibile non ripensare a quello che diceva, a proposito di differenze fra i sessi, il grande maestro François Truffaut: “Le donne sono delle professioniste, mentre gli uomini sono dei dilettanti”.

“Mary e il fiore della strega” di Hiromasa Yonebayashi

(Giappone, 2017)

E’ arrivato – purtroppo per pochissimi giorni – nelle nostre sale “Mary e il fiore della strega”, lungometraggio giapponese nella grande tradizione della cinematografia più classica del maestro Hayao Miyazaki.

Il regista quarantenne Hiromasa Yonebayashi è infatti della scuola dello Studio Ghibili, e si ispira al romanzo “La piccola scopa” dell’inglese Mary Stewart per portarci in un mondo fantastico e allo stesso tempo in grave pericolo.

La piccola Mary detesta i suoi capelli rossi “pel di carota” e mentre i suoi genitori stanno terminando il trasloco, lei si è già trasferita nella grande magione rossa dove vive la sua anziana prozia Charlotte. Un pomeriggio, vagando per la foresta che circonda la grande casa della prozia…

102 minuti nel segno della fantasia più pura e incontenibile, proprio nel solco dello Studio Ghibli e del suo autore più famoso. Numerose, infatti, sono le citazioni e gli omaggi che Yonebayashi fa al suo maestro: da “Kiki consegne a domcilio” a “La città incantata”.

Davvero un piccolo gioiello d’animazione.

“Sherlock Holmes è morto. La prima amara inchiesta perugina dell’intuitivo Di Tuccio”

Corrado Di Tuccio è a Perugia dove, ancora una volta, si trova inconsapevolmente invischiato in una contorta storia dai risvolti cruenti.

Nelle intricate strade dell’antica città etrusca, che si arrotolano intorno alle robuste mura medievali snodandosi poi fino ai quartieri più moderni, per Corrado sarà tortuoso svelare l’enigma celato nella sonora violenza dei delitti in cui si imbatte.

Serafico e riflessivo, il Di Tuccio ci sorprende cantandoci una storia dall’inaspettato, malinconico e stonato epilogo.

Dopo ”Un profilo da favola. La prima inchiesta notturna dell’inconsapevole Di Tuccio” torna l’addetto alle pulizie più intuitivo di sempre.

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“Estasi di un delitto” di Luis Buñuel

(Messico, 1955)

Molti sono gli aggettivi con cui da decenni si cerca di definire il geniale e visionario (più di ogni altro!) regista spagnolo-messicano Luis Buñuel. E forse quello che, guardando questo film, si avvicina di più è: sanguigno.

Ma non nel senso splatter o horror, sanguigno nell’accezione viscerale, carnale e irrefrenabile. Questo, unito al suo grande passato di cineasta surrealista, fanno di Buñuel uno dei grandi maghi della macchina da presa.

Ispirandosi al romanzo di Rodolfo Usigli, assieme a Eduardo Ugarte, Buñuel scrive uno dei capolavori del cinema noir, che tocca vertici di ansia e angoscia morbosa che solo il grande Hitchcock riesce a raggiungere. Sia per il racconto – colmo di destrutturazioni cronologiche – che per il potente linguaggio visivo.

Non è un caso quindi che il grande François Truffaut – autore fra l’altro di una delle più grandi interviste ad Hicthcock – citi quasi di sana pianta una scena di questo film nel suo “La camera verde”.

La storia dei grandi delitti pensati e bramati, ma nella realtà non commessi da Alessandro (Archibald in originale) De La Cruz è ancora oggi un capolavoro. Per Moravia il film rappresentava come pochi una grande allegoria dell’impotenza sessuale.

E poi il grande cineasta, come in ogni sua pellicola, non disdegna feroci frecciate al perbenismo cattolico, così ingerente nella sua Spagna (allora lontana) come in Messico, soprattutto quando parliamo di desideri e relativi sensi di colpa.

Da vedere, anche se poi carillon e manichini non saranno più gli stessi…

“Guardia, guardia scelta, brigadiere e maresciallo” di Mauro Bolognini

(Italia, 1956)

Ci sono poche cose che raccontato il nostro Paese, o meglio la nostra società e il nostro stile di vita, come alla grande commedia all’italiana.

Siamo entrati nel Terzo Millennio e nel nostro quotidiano le cose non sono poi così cambiate rispetto a quello che ci racconta Mauro Bolognini nel 1956 in questa deliziosa pellicola in bianco e nero.

Le vite di quattro Vigili Urbani romani si incrociano sul palco dell’orchestra del Corpo per poi scontrarsi con la vita di tutti giorni.

L’integerrima inflessibilità costerà cara alla guardia Randolfi (un grande Alberto Sordi), così come la troppa passione per la musica classica e le bugie sulla propria famiglia penalizzeranno la guardia scelta Manganiello (un altrettanto grande Peppino De Filippo), mentre meglio andrà al brigadiere Spaziani (Aldo Fabrizi sempre in grande forma) che riuscirà a coronare il sogno della figlia, tutti comandati dal maresciallo Mazzetti (un sornione Gino Cervi).

Fra sketch e scene memorabili, ancora oggi rimangono irresistibili e inarrivabili due scene su tutte: la partita a scopone fra De Filippo-Cervi e Fabrizi-Sordi, con quest’ultimo che non teme di schiaffeggiare neanche la mano del suo superiore mentre questo prende la carta sbagliata. E l’esame dello stesso Randolfi/Sordi che cerca vanamente una traduzione e un’improbabile pronuncia francese della parola “zia”…

Da rivedere a intervalli regolari.

“UNA META NELLA VITA” in Prime Reading!

INCREDIBILE!!!

Fra i poco più di cinquecento titoli (su oltre un milione!) scelti da Amazon per inaugurare il nuovo servizio PRIME READING, insieme a “Harry Potter e la Pietra Filosofale” o “Il curioso caso di Benjamin Button” (tanto per citarne un paio) c’è “UNA META NELLA VITA”!!!

Se sei già cliente Prime puoi scaricarlo e leggerlo subito!

E ricordati: se non hai mai giocato a rugby, forse, non è colpa tua…

 

Sherlock Holmes è morto. La prima amara inchiesta perugina dell’intuitivo Di Tuccio

FINALMENTE DISPONIBILE!!!

Corrado Di Tuccio è a Perugia dove, ancora una volta, si trova inconsapevolmente invischiato in una contorta storia dai risvolti cruenti.

Nelle intricate strade dell’antica città etrusca, che si arrotolano intorno alle robuste mura medievali snodandosi poi fino ai quartieri più moderni, per Corrado sarà tortuoso svelare l’enigma celato nella sonora violenza dei delitti in cui si imbatte.

Serafico e riflessivo, il Di Tuccio ci sorprende cantandoci una storia dall’inaspettato, malinconico e stonato epilogo.

Dopo ”Un profilo da favola. La prima inchiesta notturna dell’inconsapevole Di Tuccio” torna l’addetto alle pulizie più intuitivo di sempre.

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“The Clapper” di Dito Montiel

(USA, 2017)

“Clapper” letteralmente sarebbe l'”applauditore”, ma viene compreso nei termini italiani comparsa o figurante. E’ facendo questo lavoro in numerose promozioni televisive che Eddie Krumble (Ed Helms, già protagonista dei film della serie “Una notte da leoni”) sbarca il lunario.

La sua è stata un’esistenza sfortunata, oppresso da una madre ingombrante – ma dal cuore grande – è stato sposato, ma il matrimonio è finito nel modo più triste. Così per trovare sollievo al dolore ha iniziato a frequentare gli studi televisivi come figurante.

Il suo aspetto grigio e comune lo aiutano nel lavoro dove usa anche baffi posticci e cappelli. Facendo benzina in un distributore aperto 24 ore su 24, Eddie incontra Judy (Amanda Seyfried) la ragazza della cassa, che apprezza e ricambia il suo interesse.

Le cose per Eddie sembrano finalmente tornare ad avere un equilibrio positivo, ma una sera, in un famoso Late Show, il conduttore presenta un servizio dedicato proprio a lui con numerose scene tratte dalle promozioni televisive in cui sorride, applaude e pone domande palesemente guidate sul prodotto presentato. Parte così una caccia mediatica al figurante sconosciuto, caccia che ovviamente travolgerà la vita privata e lavorativa di Eddie…

Scritta e diretta da Dito Montiel (già regista di “Guida per riconoscere i tuoi santi”) – autore anche del romanzo a cui è ispirato – “The Clapper”, oltre ad essere una divertente e originale commedia, è anche una graffiante critica alla televisione che nonostante la fama che porta, fagocita tutto.