“50 e 50” di Jonathan Levine

50 e 50 Loc

(USA, 2011)

Non sono molti i film che parlano del drammatico impatto di una grave malattia nella vita di una persona – parafrasando il grande John Lennon – “occupata a fare altri programmi”, ma che riescono a non cadere nello scontato, nel melenso o nell’ipocrita, come questa bella pellicola diretta da Jonathan Levine.

Adam (un sempre bravo Joseph Gordon-Levitt), che lavora come giornalista in una famosa radio cittadina di Vancuver, dopo qualche settimana di continui e inspiegabili dolori alla schiena decidere di rivolgersi a uno specialista. L’esito della vista è terrificante: un tumore raro quanto maligno avvolge un’ampia parte della sua colonna vertebrale. In poche ore Adam inizia così una dura chemioterapia. Rachel (un’antipatica quanto brava Bryce Dallas Howard), la sua compagna, si offre di supportarlo nel difficile cammino. Anche il suo amico di sempre Kyle (Seth Rogen, che è uno dei produttori del film) lo sostiene nei giorni infiniti delle terapie e, soprattutto, dei terribili effetti collaterali, così come sua madre (Anjelica Huston) che ha già una vita alquanto complicata. La terapia prevede anche un supporto psicologico e il medico preposto al suo sostegno è la giovane e inesperta Katie (Anna Kendrick). Ma la malattia è una brutta bestia che non fa sconti a nessuno, così Adam imparerà suo malgrado su chi poter contare e su chi invece no…

Gradevolissimo film che – e qui non voglio spoilerare nulla – lascia con un bel sorriso alla fine. Grande Jospeh Gordon-Lewitt e bravo anche Seth Rogen che a me fa sempre ridere. Anche questo da vedere a Natale.

50 e 50

“I guardiani della notte” di Sergej Luk’janenko

I guardiani della notte Cop

(Mondadori, 1998/2007)

In Russia, questo bel romanzo fantasy di Sergej Luk’janenko è famoso quanto “Il Signore degli Anelli” di J.J. Tolkien. E per me, che sono cresciuto con Frodo e Bilbo, il paragone c’ha il suo perché. L’opera oscura e gotica di Luk’janenko ci porta alle soglie del Crepuscolo, dove si consuma l’eterna lotta fra il Bene, che ha i suoi paladini nei Guardiani della Notte, ed il Male, difeso dai Guardiani del Giorno. Tutto per tutelare i “normali” esseri umani che, ignari, vivono le proprie esistenze. Se per le forze del Male gli umani rappresentano cibo o energia vitale da succhiare, per le forze del Bene sono soprattutto esseri viventi da difendere. L’equilibrio fra le due forze, dopo millenni di stabilità, potrebbe rompersi…

“I Guardiani della Notte” (che è il primo di una pentalogia) ci racconta il lato oscuro del Male, ma anche quello del Bene, con uno stile rapido ed efficace. Ma la cosa più interessante, forse, è la struttura gerarchica delle Forze del Bene, così come quella delle Forze del Male, che richiama dichiaratamente – e stupendamente – a quella del Partito Comunista Sovietico, così come la genesi delle scelte del gotha dei maghi, sembra proprio quella del Politburo che per tanto tempo ha governato oltre cortina.

Per i patiti del genere, ma non solo!

Nel 2004, il russo Timur Bekmambetov, ha diretto lo sfizioso adattamento cinematografico.

I guardiani della notte

“Star Wars – Il risveglio della forza” di J.J.Abrams

Il risveglio Loc

(USA, 2015)

Prima di tutto è importante chiarire che qui nessuno rileverà nulla della trama del VII e attesissimo episodio della saga più stellare del cinema. Nel nostro Paese ci sono già troppo debosciati che pensano che per parlare di un film basta raccontare il plot… poracci!

Ma tornando all’opera di J.J. Abrams (che a me ha dato grande gusto!), nonostate le galattiche aspettative planetarie, riesce a mantenere le promesse e a superare la sfida di raccontare qualcosa di nuovo sulla famiglia Skywalker, quando neanche il suo creatore George Lucas c’era riuscito davvero.

E’ stata una grande emozione rivedere sullo schermo l’inossidabile Harrison Ford nei panni di Han Solo (che è sempre stato il mio personaggio preferito), Carrie Fisher in quelli di Leia e Mark Hamill in quelli di Luke. Per il resto spettacolarità, colpi di scena come se piovesse e citazioni palesi e sottili da veri intenditori.

Fiducioso mi preparo ora il prossimo episodio che è già in preproduzione…

….CHE LA FORZA SIA CONTE!

“L’uomo che volle farsi Re” di John Huston

L'uomo che volle farsi Re Loc

(USA, 1975)
Il 17 dicembre del 1975 esce nelle sale americane “L’uomo che volle farsi Re”, con il quale il maestro John  Huston porta sullo schermo – scrivendo la sceneggiatura assieme a Gladys Hill – l’omonimo racconto di Rudyard Kipling.  Lo stesso Kipling (Christopher Plummer) è testimone del contratto alla base della scellerata impresa che i due ex commilitoni dell’esercito di Sua Maestà, Dravot (un grande Sean Connery) e Carnehan (un altrettanto grande Michael Caine), sbruffoni e arroganti intendono compiere: seguire le impronte di Alessandro Magno e diventare i capi di una delle tribù del Kafiristan, regione in quel periodo storico selvaggia e arretrata, situata al confine fra Afghanistan e Pakistan. La fortuna sembra baciare i due fino a quando…

Huston realizza un film epico e splendido come molte delle sue opere, raccontandoci un viaggio fantastico con inquadrature e panorami mozzafiato, e con un epilogo fra i più belli della storia del cinema.

Da vedere a Natale, magari per disintossicarsi dei troppi dolci o film melensi…

L’uomo che volle farsi Re

“Sotto il ristorante cinese” di Bruno Bozzetto

Sotto il ristorante cinenese Loc

(Italia, 1986)

Alla sua uscita, purtroppo, questo delizioso film del nostro più famoso e geniale cartoonist Bruno Bozzetto, è stato accolto molto freddamente. Una favola dolce, surreale e minimalista stonava nella rampante Italia edonista della seconda metà degli anni Ottanta. Nella Milano “da bere”, la storia del monotono Ivano (Claudio Botosso) che suo malgrado sta per sposare la grande manager Ursula (un’antipaticissima Nancy Brilli) ma che incontra nel posto più improbabile dell’universo Eva (una solare e ingenua Amanda Sandrelli) proprio non ci poteva stare. E invece oggi, a distanza di trent’anni, la storia recente del nostro Paese ci dice che avremmo fatto tanto meglio ad andare al cinema a vedere questo film, piuttosto che rimanere a casa a guardare la tv…

Una favola da vedere soprattutto a Natale.

“I giovedì della signora Giulia” di Paolo Nuzzi, Massimo Scaglione e Piero Chiara

I giovedi della signora Giulia Loc

(Italia, 1970)

Chiamatemi pure un nostalgico del bianco e nero (anche se questo nello specifico è a colori), ma mi fanno impazzire e mi intrigano come pochi i vecchi sceneggiati della nostra – sparita e compianta – grande televisione. Questo si ispira al romanzo omonimo di Piero Chiara – scrittore che personalmente apprezzo molto -, grande narratore e castigatore dei vizi della ricca provincia italiana del nord, e ci porta nello specifico dentro la magione dell’avvocato Tommaso Esengrini (impersonato da un bravissimo e antipaticissimo Claudio Gora), che un giovedì sera chiama il suo “amico-nemico “di tribunale, l’ispettore Sciancalepre (che ha il viso del vero investigatore privato Tom Ponzi), per chiedergli un supporto morale e logistico visto che la moglie Giulia è scappata di casa. Ricostruendo gli ultimi giorni prima della scomparsa, Sciancalepre viene a sapere che la signora era usa ogni giovedì andare a Milano per trovare la figlia adolescente, ospite di un rinomato collegio della città. Ma, soprattutto, il commissario scopre che la signora Esengrini aveva una relazione con tale Luciano Barsanti, che era pronto a iniziare una nuova vita con lei a Roma. Ma nessuno, nemmeno lui, ha notizie della signora che alla fine viene classificata come persona scomparsa. L’anno successivo, durante i lavori per costruire una piscina nel giardino di villa Esengrini, viene scoperto il corpo della signora Giulia all’interno di una vecchia cisterna che uno smottamento ha riportato alla luce. L’indiziato principale del delitto diventa subito l’avvocato Esengrini, che però nega tutto portando l’attenzione del PM prima sul Barsanti e poi su Demetrio, il suo tuttofare e assistente personale di studio, abitante anche lui a Villa Esengrini e conoscente fin da bambino della signora Giulia…

La conclusione dello sceneggiato (prodotto da Pietro Germi, e si vede!) si discosta non poco da quella del romanzo – tranquilli non anticipo nessuna delle due -, ma mantiene inalterata l’atmosfera cupa e inquietante dello scritto di Chiara. Per amanti e fini intenditori.

I giovedì della signora Giulia

“Mister Hula Hoop” di Joel e Ethan Coen

Mister Hula Hoop Cop

(USA, 1994)

Siamo entrati ufficialmente in clima natalizio, e così cominciamo a parlare di questo splendido film, scritto dai geniali fratelli Joel e Ethan Coen assieme all’altro genio horror-splatter di Sam Raimi, che è uno dei migliori e più riusciti omaggi del cinema contemporaneo alle grandi sophisticated-comedy americane degli anni Quaranta, che spesso nel Natale trovavano il loro climax.

L’ingenuo pennellone Norville Barnes (Tim Robbins) arriva nella grande metropoli con in tasca solo la sua idea – l’hula hoop, appunto – ma viene fagocitato dal lato oscuro delle industrie Hudsucker il cui fondatore, Waring Hudsucker (un indimenticabile Charles Durning), si getta inaspettatamente dall’attico del suo ufficio. A prendere temporaneamente le fila della Hudsucker e quelle del destino di Barnes è così il perfido Sidney J. Mussburger  (che ha il volto del grande Paul Newman) che però…

Da godere fino all’ultimo fotogramma, fra i migliori dieci film da vedere a Natale!

Mister Hula Hoop

“Accadde in Paradiso” di Alan Rudolph

Accadde in paradiso

(USA, 1987)

“Accade in Paradiso” ci racconta la vita, o forse sarebbe meglio dire le vite, del giovane Mike (Timothy Hutton) che agli inizi degli anni Cinquanta lascia la sua piccola cittandina della Pennsilvanya per cercare fortuna in California. Ma a neanche un centinaio di miglia da casa Mike, per salvare una donna con i suoi due giovani figli incastrati in un auto che affonda in un fiume, affoga. Si risveglia in Paradiso, dove viene accolto da una sua vecchia – e deceduta – zia che lo inizia alla vita serena e felice “fra le nuvole”. Vagando negli infinti angoli del Paradiso, Mike scopre che si prima o poi tutti tornano sulla Terra e, soprattutto, incontra Annie (Kelly McGillis), una ragazza angelo (e un angelo di ragazza!). Fra i due scocca un amore sconfinato ma, per ragioni celestiali ancora incomprensibili a Mike, Annie viene improvvisamente inviata sulla Terra. Allora chiede di seguire il suo amore, ma le condizioni sono ferree: nessuna certezza di tornare in Paradiso una volta conclusa la nuova vita e, soprattutto, nessuna garanzia di rincontrarla. Anzi, avrà tempo fino ai suoi 30 anni per ritrovarla, altrimenti passerà la vita a rimpiangerla. Mike accetta e rinasce nei panni di Elmo…

Con la splendida “We’ve never danced” scritta da Neil Young – che appare in un piccolo cameo nei panni di un camionista filosofo – “Accadde in Paradiso” è un film particolare, malinconico e allo stesso tempo onirico, con un fondo di tristezza (motivo principale del suo insuccesso nelle sale) ma con bei momenti di rara magia. La scena finale poi ha il suo perché.

Per la chicca: il film contiene numerosi camei di grandi artisti come Tom Petty, Ric Ocasek, Debra Winger (allora compagna di Hutton) ed Ellen Barkin.

Accadde in Paradiso