“Wolf Children – Ame e Yuki i bambini lupo” di Mamoru Hosoda

Wolf Childern Loc

(Giappone, 2012)

Quali prove dovrà affrontare un madre, rimasta sola, per crescere i suoi due figli piccoli?

Questo film prova a rispondere raccontandoci la storia di Hana, giovane studentessa universitaria, che si innamora di un ragazzo tenebroso e misterioso, che scopre poi essere un uomo lupo.

Ma l’amore abbatte – fortunatamente – ogni barriera e così i due scelgono di amarsi e formare una famiglia. Poco dopo aver partorito il secondo genito Yuki – la primogenita è Ame, che ha poco più di un anno – il padre muore in un banale incidente.

Hana, oltre all’immenso dolore per la perdita, deve affrontare da sola la crescita di due piccolo bambini lupo, di cui non conosce le loro esigenze “animali”.

Splendida metafora della maternità, questo cartone animato giapponese firmato da Mamoru Hosoda ci regala momenti di pura poesia.

La scomparsa di Silvio Spaccesi

Silvio Spaccesi Foto

La notte del 1° giugno se ne è andato Silvio Spaccesi, uno dei più grandi caratteristi italiani degli ultimi quarant’anni, nonché fra i migliori doppiatori del nostro Paese.

Nato a Macerata il 1° agosto del 1926, alla fine della Seconda Guerra Mondiale viene assunto presso l’Ispettorato Agrario della città. Ma il posto impiegatizio gli sta troppo stretto e la passione per la recitazione e i ruoli brillanti, che ha conosciuto nell’Istituto salesiano della città che frequenta fin da piccolo, lo divora.

Così decide di licenziarsi e si iscrive all’Accademia “Silvio D’Amico” di Roma. Con il suo timbro di voce inconfondibile approda subito in radio e poi, in ruoli secondari, anche in televisione.

Ma è il teatro la sua vera passione che troverà il suo apice nel ruolo di Pietro di Bernardone, padre di San Francesco d’Assisi, in “Forza venite gente!” di Mario Castellacci, che per oltre quindici anni calcherà i palcoscenici di tutta Italia, e non solo.

La carriera di Spaccesi attore di teatro non è solo quel ruolo, con Giusi Raspani Dandolo forma un sodalizio artistico irresistibile – che io ho avuto la fortuna di vedere in teatro – in commedie come “Tre mariti e porto uno” e “La Signora è sul piatto” di Angelo Gangarossa.

In parallelo Spaccesi si dedica anche al doppiaggio sia cinematografico che televisivo. E’ sua la voce di Yoda nella saga di “Guerre Stellari”, come è sua quella di Orville in “Le avventure di Bianca e Bernie”, quella di Babbo Rachele in “Nightmare Before Christmas” di Tim Burton e quella di Gene Hackman nei panni dell’inesorabile eremita di “Frankenstein Junior” di Mel Brooks.

E in televisione su tutti c’è la voce indimenticabile di Patsy, l’assistente di Nick Carter del mitico “Supergulp”.

Per comprendere al meglio la bravura e la grandezza di Spaccesi basta fruguare su Youtube e cercare la puntata del programma pomeridiano di Rai3  “Telesogni” in cui l’attore recita a memoria “L’infinito” di Giacomo Leopardi: sublime.

Ci mancherà tanto la sua voce così familiare, allegra e divertente.

“La sedia della felicità” di Carlo Mazzacurati

La sedia della felicità Loc

(Italia, 2014)

E’ con una certa tristezza che parlo di questo film, visto che è stato l’ultimo diretto da uno dei nostri migliori registi degli ultimi decenni, Carlo Mazzacurati, prematuramente scomparso il 22 gennaio del 2014, alcune settimane prima che questa pellicola venisse distribuita.

Ma bando alla malinconia, perché “La sedia della felicità” è una divertente e graffiante commedia italiana che ci racconta – come tutte le opere di Mazzacurati – la nostra società segnata dalla crisi economica, e fatta da alimenti non riusciti a pagare, così come da rate e affitti, e da debiti vertiginosi ai videopoker, con un bravissimo Valerio Mastandrea e un inquietante – e bravo – Giuseppe Battiston.

Io non ho potuto fare a meno di ripensare a “Il mistero delle dodici sedie” diretto da Mel Brooks nel 1970, con il grande Dom DeLuise nel ruolo di un sacerdote alla caccia del tesoro molto simile a quello interpretato da Battiston.

“Il racconto dei racconti” di Matteo Garrone

Il racconto dei racconti Loc

(Italia/Francia/UK, 2015)

Se parliamo di genere fantasy, come autori, noi italiani non abbiamo una grande e ampia tradizione.

Ma questa visionaria pellicola diretta da Matteo Garrone invece ci dimostra che sappiamo – quando ci mettiamo seriamente – fare tutto e bene.

Tratto dall’opera barocca immortale e patrimonio dell’umanità “Lo cunto de li cunti ovvero lo trattenemiento de peccerille” di Giambattista Basile (che già Francesco Rosi ha portato sul grande schermo nel 1967 con “C’era una volta”, e quattro anno dopo la BBC ha inserito nel suo “Jackanory”, programma per famiglie caposaldo della cultura britannica, andato in onda per oltre trent’anni), l’opera di Garrone non ha nulla da invidiare ai grandi film o alle serie tv fantasy più noti e famosi in circolazione, ma in più ha il pregio di avere come sfondo alcuni fra i paesaggi e i monumenti più belli del nostro Paese e il retrogusto di favole antiche e profonde.

L’unica pecca, se proprio la vogliamo trovare, è il suo lancio in Italia dove passa troppo per un film d’autore, come quello di Moretti o quello di Sorrentino, insieme ai quali è stato inserito in concorso a Cannes per poi essere inspiegabilmente snobbato.