25 anni dalla scomparsa di Jim Henson

Jim Henson

Il 16 maggio del 1990 se ne andava Jim Henson, il più grande burattinaio della televisione americana, inventore fra l’altro del grande Muppets Show. James Maury Henson, detto Jim, nasce il 24 settembre 1936 a Greenville, capoluogo della contea di Washington nello stato del Mississippi. Già adolescente si appassiona al mondo delle marionette e dei burattini, ma a cambiare la sua esistenza sarà il grande elettrodomestico che un giorno arriva nel salotto di casa sua: la televisione. E’ fra i primi, e senz’altro fra i più giovani, a intuire e immaginare le potenzialità di quella scatola magica in sinergia coi pupazzi con cui si diverte ogni giorno. Ed è sempre in questi momenti che Henson elabora il personaggio forse più famoso: Kermit la Rana, suo vero alter ego pupazzo (tutti i suoi più intimi amici hanno parlato sempre del carattere timido e gentile di Henson anche sul lavoro). Dopo un lungo viaggio in Europa per studiare dal vivo la grande tradizione artigianale dei burattini, torna negli States dove le sue creazioni partecipano ad alcuni programmi per bambini. Il successo di quegli strani ma accattivanti pupazzi (che Henson realizza in gommapiuma per renderli più espressivi e mobili, soprattutto nel parlare) attira il mondo della pubblicità, che per anni sarà il centro delle entrate dell’attività del genio di Greenville, che comincia ad avere validi collaboratori come la moglie Jane Nebel e il giovane Frank Oz (che poi dirigerà film come “In & Out” e “Tutte le manie di Bob”, ma soprattutto animerà, prestandogli anche la voce, Yoda nella saga di “Guerre Stellari”). Nel 1969 Henson e i suoi personaggi vengono invitati a partecipare al programma didattico per bimbi “Sesame Street” che riscuote un grande e immediato successo. Henson però è convinto che i suoi burattini possano intrattenere anche gli adulti, ma in USA nessuno osa rischiare. Così il suo progetto per grandi e piccini  “The Muppets Show” nasce grazie ad una produzione inglese. E visto che ancora oggi continuano ad uscire cofanetti deluxe con i Muppets, trovo superfluo qui parlare della loro incredibile ironia e genialità. Negli anni Ottanta Henson si dedica al cinema e realizza nel 1984, insieme a Oz, il fantasy “Dark Cristal” che riscuote un buon successo di pubblico, sulle ali del quale nel 1986, dirige lo splendido “Labyrinth”, scritto insieme a Denis Lee e Terry Jones (membro storico dei Monty Phyton), con un tenebroso David Bowie e una bellissima Jennifer Connelly. La pellicola oggi è considerata – giustamente – un vero e proprio cult, ma quando uscì venne di fatto snobbata (e forse non capita) dal pubblico tanto da allontanare per sempre il suo regista dal grande schermo. Per avere più possibilità produttive, nel 1989 Jim Henson entra nella Walt Disney Company, ma proprio mentre stava iniziando nuovi progetti una polmonite fulminante da streptococco ce lo porta via. Anche se la sua eredità ormai sembra immortale, intristisce comunque il pensiero di quello che la sua mente geniale e innovativa avrebbe potuto realizzare in tutti questi anni.

“Match Point” di Woody Allen

Match Point Loc

(USA/Russia/Irlanda/Lussemburgo, 2005)

Il 12 maggio del 2005, al Festival di Cannes, veniva presentato in anteprima mondiale  “Match Point”, capolavoro indiscusso della cinematografia mondiale degli ultimi decenni.  Ispirato al bellissimo “Un posto al sole” di George Stevens del 1951, “Match Point” ci racconta la voglia di arrivare del fascinoso Chris Wilton (un bravissimo e tenebroso Jonathan Rhys Meyers), umile maestro di tennis che ha pianificato la sua scesa sociale al millimetro. Ma sulla sua strada capita Nola (una sensuale e provocante Scarlett Johansson, e chi sarebbe riuscito a resisterle?!) che lo costringe ad affrontare e accettare la parte più buia di se stesso…

Un noir perfetto in ogni suo aspetto, cast, dialoghi, scenografie e colonna sonora, che ci mostra come si può fare del grande cinema anche senza budget esorbitanti, e al tempo stesso ci ricorda l’anima tragica del genio di Woody Allen. Da vedere e rivedere.

Le Little Free Library sono fra noi!

Little Free Library 2

E’ arrivata in Italia la semplice ma geniale idea madre in USA della Little Free Library. Figlia naturale del BookCrossing, la LFL è una piccola cassetta – quasi sempre in legno – stagna e con uno sportelletto vetrato, colma di libri. La filosofia, che si discosta da quella del BC, si sintetizza nella scritta che sovrasta lo sportelletto: “Take a Book – Return a Book”: prendi un libro e metti un libro. Chiunque può liberamente prendere in prestito un libro presente nella cassetta a patto che ne metta un altro in sostituzione.: fantastico!

E’ stato anche creato un blog dove sono registrate tutte le LFL che è http://littlefreelibrary.org. Da qualche tempo poi le LFL sono sbarcate nel nostro Paese. Quindi, occhio alla cassetta e sempre con un libro in tasca!

Little Free Library slogan