“Submarine” di Richard Ayoade

Submarine Loc

(USA/UK, 2010)

Questa deliziosa pellicola intimista ci racconta della prima grande battaglia della vita, dura e senza esclusione di colpi, che è l’adolescenza. Con chiarissimi richiami a quel visionario geniale di Michel Gondry, “Submarine” ci regala davvero 97 minuti di bel cinema. Prodotto da Ben Stiller (che appare in un piccolo cameo come attore di una soap opera) e diretto da Richard Ayoade (interprete assieme allo stesso Stiller del demenziale “Vicini del terzo tipo”) “Submarine” è tratta dall’omonimo romanzo di Joe Dunthorne. Ho detto omonimo, ma in realtà solo per noi, fortunati lettori italiani, non è così: perché il romanzo di Dunthorne nel Belpaese è stato tradotto sagacemente dalla Piemme “Breve indagine sotto il pelo dell’acqua”. Ma state tranquilli, il cartaceo è fuori catalogo… e vi prego, non parliamo di edizione digitale: è contro Natura!

 

“La signora in giallo” di Peter S. Fischer, Richard Levinson e William Link

La signora in giallo Locandina

(USA, dal 1984-1996)

Non cominciamo a storcere il naso, l’intramontabile Jessicona Fletcher l’ho messa nella sezione IL MIO TRASH per evitare polemiche sterili. Ma dite quello che vi pare, i delitti educati e senza sangue che si consumano (soprattutto quelli delle prime serie) nella ridente – ma in continuo aggiornamento del numero di abitanti… – Cabot Cove mi stregano. Ho cercato invano, per anni, una maglietta con il logo dello sceriffo di Cabot Cove, ideale per andare a dormire cullato dai ovattati e innocui sogni. E non facciamo troppo i prevenuti, perché a creare l’arzilla vedova scrittrice di fama internazionale, nonché segugio implacabile, sono stati Peter S. Fischer, Richard Levinson e William Link già autori di serie collaudate e di grande successo come “Il tenente Colombo” e “Ellery Queen”. Come novità, rispetto alle altre, scelsero una donna come protagonista, e chi meglio di una Miss Marple a stelle e strisce? Il titolo in originale della serie “Murder, She Wrote” richiama direttamente “Murder, She Said”, titolo orignale del film del 1961 “Assassino sul treno”, tratto dal romanzo di Agatha Christie “Istantanea di un delitto” del 1957. Nel film a vestire i panni della Marple è la fantastica e indimenticabile Margaret Rutherford, mentre Angela Lansbury – che poi legherà in maniera indelebile il suo viso a quello di Jessica Fletcher, nonostante sia un’inglese DOC – la interpreta in “Assassino allo specchio” del 1980 accanto a Liz Taylor e Tony Curtis. Ma, oltre al rebus legato all’individuazione del colpevole, le avventure della nostra Jessicona non hanno molto in comune con quelle frutto della penna di Agatha Christie. A Cabot Cove, nonostante una continua e inesorabile strage, si vive un’aria serena e domenicale, e spesso subito dopo l’arrestato del colpevole – sempre reo-confesso e prodigo di spiegazioni dettagliate – ci si fa tutti una bella risata. Ma chissenefrega, con quella casa sempre perfetta e con quella carta da parati, sono sempre cinquanta minuti ben spesi davanti alla tv!

 

“Il baco da seta” di Robert Galbraith alias J. K. Rowling

Il baco da seta Cop

(2014, Salani)

Eccoci alla seconda avventura del detective privato Cormoran Strike, reduce della guerra in Afghanistan e figlio illegittimo della grande rock star Johnny Rockeby, nonché frutto del genio di J. K. Rowling che per lui usa lo pseudonimo di Robert Galbraith. Forse non avrà la stessa potenza narrativa del primo (“Il richiamo del cuculo”), ma Strike è sempre un eroe tosto e fascinoso che combatte contro le ingiustizie e, soprattutto, contro il feroce dolore che la protesi alla sua gamba (parte della quale è rimasta in Afghanistan) spesso gli procura. Mettiamoci poi che questo sanguinoso “Baco da seta” è ambientato nel mondo dell’editoria inglese che, come probabilmente tutte le altre editorie planetarie, è pieno di geni ma anche di squali e potenziali assassini. Parlando di editoria va sottolineato come la Rowling, a differenza di molti famosi autori nostrani per i quali è peccato mortale anche solo pensare al termine “ebook” (accettando però di buon grado che l’edizione digitale del loro ultimo libro abbia vergognosamente lo stesso prezzo, o quasi, di quella cartacea), parli serenamente di edizioni digitali e di autopubblicazione on line.

“Lupin III” di Hayao Miyazaki, Isao Takahata e Masaaka Osumi

Lupin III Loc

(Giappone, 1971-1972)

Il debutto dell’inafferrabile Arsenico Lupin III risale al 1967 sulle pagine del settimanale “Futabasha”, frutto del genio del disegnatore Monkey Punch (al secolo Kazuhiko Katō). Visto il successo, venne deciso di realizzare una serie animata per la televisione di 23 puntate. A dirigerla vennero chiamati Isao Takahata, Masaaka Osumi e il grande Hayao Miyazaki. Di tutte le successive serie e lungometraggi che vennero prodotti, dedicati al ladro più simpatico della storia, questi 23 episodi sono quelli che preferisco in assoluto. Goemon, Jigen, la prosperosa Fujiko e il grande Zazà Zenigata vivranno mille altre avventure, ma quelle con il buon vecchio Arsenico in giacca verde sono le migliori. Per non parlare poi della mitica cinquecento bianca…

 

“Le Regole del Delitto Perfetto” di Peter Nowalk

Le regole del delitto perfetto Loc

(USA, dal 2014)

I Legal Drama o – come li chiamano alcuni sofistical fighetti che cronometrano la durata esatta delle scene girate in Tribunale – i Courtroom Drama hanno sempre un gran fascino. Quando poi un avvocato tosto e cazzuto come Annalise Keating (che ha il viso di una bravissima e fascinosa Viola Davis), docente universitario, si trova coinvolta in prima persona in un crudo quanto odioso crimine trascinandosi dietro alcuni dei suoi più giovani e validi studenti, la cosa diventa davvero intrigante. Con un ritmo serrato e scene di sesso e sangue che lasciano poco all’immaginazione, “Le Regole del Delitto Perfetto” – creata da Peter Nowalk  (già autore di “Scandal” e “Grey’s Anatomy”) – ci inchioda al divano.

In questo genere c’è poco da dire, come diceva Nando Moriconi: “…gli americani sò forti!”. Chi ne esce maluccio sono invece gli avvocati penalisti in generale, che vengono ritratti come dei veri e propri bucanieri del Codice.

Dopo Nemo arriva “Alla ricerca di Dory”!

Alla ricerca di Dory

E’ prevista per il prossimo anno l’uscita nelle sale USA dell’attesissimo sequel del mitico “Alla ricerca di Nemo”. Protagonista principale del nuovo film della Pixar è la grande Dory, debole di memoria ma non di cuore. Accanto a lei ci sarà sempre l’amico Marlin ma soprattutto ci saranno i suoi genitori a cui prestano la voce – nella versione inglese – Diane Keaton e Eugene Levy. Le anticipazioni parlano di un film dedicato alle vicissitudini che si consumano all’interno di una famiglia, ma per il resto niente di più dettagliato. C’è da comprare già il biglietto!

PS: incredulo prendo atto che i distributori italiani hanno scelto il titolo in italiano fedele al primo film e non il “Cercando Dory” che mi aspettavo… non ci sono più le mezze stagioni.

 

“The Imitation Game” di Morten Tyldum

The Imitation Game Loc

(GB/Germania, 2014)

Appena finito di vedere questo splendido film – tratto dal libro di Andrew Hodges, scritto da Graham Moore e diretto dal norvegese Morten Tyldum – non sono riuscito a fare a meno di pensare che nel nostro Paese c’è ancora gente che dietro atteggiamenti perbenisti dissimula la propria ottusa e meschina omofobia. Ma torniamo al film: il carattere singolare di Alan Turing (interpretato da uno straordinario Benedict Cumberbatch che molti dicono essersi già prenotato l’Oscar come migliore attore) e soprattutto la sua incredibile genialità lo hanno portato fin dall’infanzia alla solitudine. E l’essere di origini ebraiche e soprattutto omosessuale (cosa ai suoi tempi contro la legge) lo porteranno a vivere una vita breve, umiliante e desolante. Questo nonostante abbia fatto una delle cose più grandi del suo tempo: salvare numerose vite umane (circa 14 milioni!) facendo terminare in anticipo la Seconda Guerra Mondiale.  Da vedere a far vedere a scuola, soprattutto a quegli adolescenti deficienti così solerti nel commentare o deridere gli altri sui social.

“L’arte del sogno” di Michel Gondry

arte sogno Cop 3

(Francia/Italia, 2006)

Dopo lo strepitoso “Se mi lasci ti cancello” (che il cielo abbia pietà di colui che ha scelto il titolo in italiano!) Michel Gondry torna a casa e gira a Parigi questo “L’arte del sogno”, con protagoniste due star internazionali come Gael García Bernal e Charlotte Gainsbourg. Chi, per paura di affrontare una delusione d’amore, non si è rifugiato in un sogno pur sapendo che così, molto probabilmente, il treno sarebbe passato senza più tornare?

Fra i più geniali e visionari registi degli ultimi anni, Michel Gondry ci spiega come affrontare e convivere con queste paure intime e profonde. Da vedere, soprattutto, quando ci si è innamorati di qualcuno che ancora non ci “appartiene”.

 

“Allegro non troppo” di Bruno Bozzetto

Allegro non troppo

(Italia, 1976)

Qui parliamo di circa 85 minuti splendidi e indimenticabili, nati dalla matita di Bruno Bozzetto e scritti insieme a Guido Manuli e il giovane Maurizio Nichetti. Uno dei dieci film da portare sull’isola deserta, omaggio dichiarato al genio di Walt Disney e al suo “Fantasia”, “Allegro non troppo” ci disegna alcuni grandi brani di musica classica, su tutti – almeno per me – il Bolero di Ravel. Oltre al genio artistico di Bozzetto e dei suoi collaboratori, spiccano gli intervalli girati oniricamente in bianco e nero dentro un gran teatro vuoto, con l’orchestra composta da arzille musiciste attempate, un feroce e spietato direttore d’orchestra, uno scalcinato presentatore – impersonato da un bravissimo Maurizio Micheli – e un muto disegnatore – interpretato da Nichetti, personaggio molto simile a quello che impersonerà nel suo esordio alla regia “Ratatataplan” del 1979 – che si innamora della bella ragazza delle pulizie. Un’opera straordinaria, irriverente e geniale. Da far vedere a scuola.

“Il Fascismo secondo Johann Chapoutot …e Einaudi”

Controllare e distruggere Cop

Vi invito a leggere il breve articolo “Il professore francese che vuole insegnare la storia del fascismo senza conoscerla” di Ernesto Galli della Loggia pubblicato su Corriere.it e dedicato al tomo “Controllare e distruggere. Fascismo, nazismo e regimi autoritari in Europa (1918-1945)” scritto da Johann Chapoutot e pubblicato in Italia da Einaudi. La cosa più triste di quello che sottolinea Galli della Loggia  non sono i grossolani errori commessi dal dotto Chapoutot sulle dinamiche politiche e sociali che portano all’ascesa prima e al crollo poi di Mussolini, ma sta nel fatto che una delle più prestigiose case editrici italiane pubblichi un saggio senza nemmeno verificarlo o controllarlo. Ma davvero siamo messi così?