A Torino si è parlato dell’Iva sugli ebook ma…

Ereaders

Lo scorso 24 settembre si è aperto Torino il Summit Informale dei Ministri della Cultura dell’Unione Europea. Fra i temi che si sono affrontati c’era la tassazione degli ebook che sta creando scompensi e soprattutto critiche internazionali visto che nel nostro Paese, come in altri UE, l’Iva sull’edizione digitale è al 22% mentre per lo stesso titolo, nell’edizione cartacea, è al 4%. Dei motivi che sono alla base di questo inquietante e ridicolo scompenso ne ho parlato in un post dello scorso 26 agosto, ma quello che oggi mi perplime è un’altra cosa: non c’è traccia di questa notizia nelle grandi testate giornalistiche web del nostro Paese. Lo svolgimento del Summint è stato riportato ma – ad eccezione del Quotidiano Nazionale e di quelli ad esso legati, blog e siti di news – nessun pezzo inseriva il problema della tassazione degli ebook come argomento affrontato nell’incontro.

Ma non c’è da preoccuparsi! Sono io che non sono più il surfer di una volta! Certamente tutte le grandi testate on line italiane avranno dato spazio a questa problematica, che oltre al campo dell’editoria influenza anche quello dell’economia e della salute, visto che il peso dei libri scolastici cartacei investe le famiglie italiane due volte: la prima nel portafoglio e la seconda fisicamente, direttamente sulla schiena dei piccoli scolari che spesso viene danneggiata dai voluminosi tomi che sono costretti a portare sulle spalle.

Quindi mi scuso in anticipo con tutti: sono io che non sono riuscito a vederli!

“Sherlock” di Mark Gatiss, Steven Moffat e Steve Thompson

Sherlock Loc

(USA/UK, dal 2010)

A quasi 130 anni dalla sua nascita il mito di Sherlock Holmes è sempre più vivo e affascinante. Il personaggio creato da Sir Arthur Conan Doyle  continua ad avere numerose riedizione e adattamenti, soprattutto televisivi, e fra questi la serie prodotta dalla BBC “Sherlock”, che adatta ad oggi sia i due protagonisti, Holmes e Watson, sia i loro casi intricati. Se “Elementary”, che nasce nel 2012, introduce la rivoluzione copernicana di fare del Dottor Watson una donna,  “Sherlock” invece mantiene il carattere dei personaggi e le loro debolezze fedeli a quelle create da Conan Doyle. Bisogna anche sottolineare che le due serie hanno un formato del tutto diverso: quella inglese ha un carattere classico da sceneggiato o film per la tv, mentre quella americana dura cinquanta minuti e ha una cadenza settimanale. Comunque, io che sono un appassionato di Sherlock Holmes, gongolo nel passare da una serie all’altra. Due bei prodotti simili ma poi non così tanto, davvero ben confezionati.

Il best seller di Stephen King “22/11/63” diventerà una serie TV

22-11-63 Cop

E’ fresca fresca la notizia della messa in cantiere di una mini serie televisiva prodotta dalla Warner Bros. Television e dalla Bad Robots Productions di J. J. Abrams tratta dal best seller “22/01/63” di Stephen King. Il Re ha già dichiarato che il suo libro “non aspetta altro che diventare una serie televisiva”; mentre Abrams – al momento impegnato nel nuovo episodio di Guerre Stellari che approderà nelle sale a Natale 2015 – che è un fan di King fin dal liceo, “non vede l’ora di lavorare con il Re”. Un grande connubio – speriamo davvero, visto che la maggior parte degli adattamenti tratti dai libri di King sono inguardabili – per una grande serie.

“La Cosa” di John Carpenter

La Cosa Loc

(USA, 1982)

Quel gran genio della off-Hollywood di John Carpenter firma uno dei capolavori indiscussi del cinema horror di tutti i tempi. Remake de “La cosa di un altro mondo”, diretto nel 1951 ufficialmente da Christian Nyby ma sotto la supervisione – come riportano le cronache del tempo – del grande Howard Hawks, e tratto dal racconto di John W. Campbell Jr., film che come molti altri del tempo usa la metafora della fantascienza per ossessionare gli americani con il terrore “rosso”. Ma Carpenter, anche se nel 1982 la Guerra Fredda non era affatto finita, la lascia da parte per concentrarsi sulla psicologia dei protagonisti del film, chiusi e costretti in un ambiente ostile, con la terrificante consapevolezza che il mostro può assumere le sembianze di ognuno di loro. Sequenze ed effetti speciali da brividi, e colonna sonora firmata da Ennio Morricone.

Per la chicca: John Carpenter appare in una fotografia dentro la base norvegese, proprio alla Hitchcock!

“Leoni per agnelli” di Robert Redford

Leoni per agnelli

Grande manifesto contro la guerra firmato da Robert Redford con una coppia stellare che duetta da brividi come Maryl Streep e Tom Cruise. Rispettivamente nel ruolo di una giornalista famosa e indipendente che intervista un giovane e rampante senatore a favore dell’intervento bellico in Iraq. E la domanda è: esiste ancora il grande giornalismo libero e indipendente?

Con questo film le tre grandi stelle di Hollywood si schierarono palesemente contro l’amministrazione di George W. Bush che continuava a mandare soldati – sia uomini che donne ovviamente – al fronte. Un enigmatico e nebuloso fronte non ben definito, che inghiottiva vite come un pozzo senza fondo.

Qui sul titolo, che su due piedi può sembrare assurdo, non è “merito” dei nostri grandi distributori, ma è la traduzione netta di quello originale “Lions for Lambs”, che si riferisce ad una frase scritta, durante la Prima Guerra Mondiale, nel diario di un alto ufficiale tedesco in relazione alle truppe inglesi: ”Mai visti combattere tanti leoni comandati da tanti agnelli”.

Da far vedere a scuola.

“Highlander – L’ultimo immortale” di Russell Mulcahy

Highlander Loc

(UK, 1986)

Ci sono molti motivi per rivedere questo film – la cui reputazione con il passare degli anni è stata purtroppo “infangata” da imbarazzanti quanto inspiegabili sequel – ma su tutti brillano l’originalità della storia, la spettacolare regia di Russell Mulcahy – con cambio scene e sequenze ancora oggi scopiazzate – e la colonna sonora firmata dai Queen. Che poi un francese (Christophe Lambert) faccia uno scozzese, e uno scozzese (Sean Connery) faccia uno spagnolo è un altro discorso. Ma la strana coppia funziona, e pure bene, e il film rimane avvincente fino all’ultimo nonostante l’età. Merito, riconosciamoglielo, anche del cattivo incarnato da Clancy Brown, la cui spietatezza è paragonabile solo a quella del capitano Hadley, che lo stesso Brown interpreta qualche anno dopo ne “Le ali della libertà”.