“In A World – Ascolta la mia voce” di Lake Bell

In A World Cop

(USA, 2013)

Negli Stati Uniti la figura dello speaker cinematografico è giustamente riconosciuta e pubblicamente apprezzata, al contrario che da noi dove dei doppiatori, molto spesso e salvo alcune rare eccezioni, si ignora il nome oltre che il volto. Ho usato il termine speaker e non doppiatore perché in USA i film stranieri non sono quasi mai doppiati, ma le “voci” al cinema ci sono lo stesso, come ad esempio nei trailer e negli spot. Ed è proprio in questo singolare quanto poco conosciuto mondo che Lake Bell ambienta questa divertente ed insolita commedia. In un mondo (e qui mi rifaccio pari pari al titolo originale) in cui le donne hanno poco spazio, una giovane figlia d’arte prova a sfidare i suoi colleghi maschi…

D’altronde, pensandoci bene anche da noi è così: quanti trailer cinematografici narrati da una voce femminile ti vengono in mente?

Ed infine, per la fredda cronaca, la regista nonché protagonista del film Lake Bell è stata premiata al Sundance Film Festival.

Su Ansa. it la clip di “Si alza il vento” di Hayao Miyazaki

Si alza il vento Loc

In esclusiva, sul sito Ansa.it possiamo vedere – e godere! – di 90 secondi dell’ultima opera del maestro Hayao Miyazaki “Si alza il vento”. Il film, che sarà possibile vedere in sala dal 13 al 16 settembre prossimi, racconta la storia del creatore di aerei Jiro, che vive nel Giappone degli anni Venti, personaggio ispirato al vero progettista dello “Zero” il micidiale aereo da guerra che ebbe un ruolo così drammatico nel successivo conflitto mondiale. Da questa piccola clip possiamo già apprezzare le splendide e suggestive atmosfere di altri passati capolavori del maestro Miyazaki quali “Porco rosso” e “Il castello nel cielo”. L’unica cosa da fare quindi è prenotare il biglietto al cinema per i pochi giorni di programmazione di questa nuova e magica opera d’arte.

Clicca qui per vedere la clip sul sito Ansa

“La follia di Henry” di Hal Hartley

La follia di Henry Loc

(USA, 1997)

Simon Grim è un introverso e patologicamente timido netturbino che vive con la madre e la sorella. La sua vita cambierà per sempre quando uno sconosciuto prenderà in affitto il sottoscala della casa in cui vive. Henry, il nuovo inquilino, è un sedicente scrittore che convince Simon a liberare la parte creativa repressa nel suo profondo donandogli un blocco e una matita per scrivere poesie. Cosa che avrà conseguenze inimmaginabili…

Hal Hartely, considerato fra i maggiori esponenti del cinema indipendente americano, firma una black-commedy d’avanguardia, premiata al Festival di Cannes come migliore sceneggiatura. Talmente d’avanguardia che, fra le altre cose, anticipa la Primavera Digitale: quello che diventerà poi l’editore del protagonista viene presentato nel suo ufficio mentre si confronta con alcuni suoi collaboratori per capire e affrontare l’enorme cambiamento che a breve arriverà nell’editoria mondiale grazie all’avvento della lettura attraverso i computer e i portatili: nel 1997!!!

E’ evidente, purtroppo, che le menti brillanti dei nostri colossi editoriali non vedano questo tipo di film… sob.

“I segreti di Osage County” di John Wells

Osage County Loc

(USA, 2013)

Qui parliamo di uno stratosferico cast artistico con i due premi Oscar Meryl Streep e Julia Roberts affiancate da Sam Shepard, Ewan McGregor, Juliette Lewis, Benedict Cumberbach (già il terribile Kahn ne “Into Darkness – Star Trek”, presta anche la voce al drago Smaug nella versione inglese della trilogia de “Lo Hobbit”), oltre ad altri grandi attori – soprattutto di teatro – meno noti in Italia come Margo Martindale e Chris Cooper. Il tutto diretto da John Wells, creatore e regista della serie “E.R. – Medici in prima linea” ispirata ai racconti di Michael Crichton. Ma non basta! La sceneggiatura è tratta dall’opera teatrale vincitrice del premio Pulitzer nel 2008 “Agosto: foto di famiglia” scritta da Tracy Letts. Sulla deflagrazione di una famiglia dopo “Natale in casa Cupiello” del grande Eduardo De Filippo era davvero difficile aggiungere qualcosa di nuovo, ma Letts – autore anche della sceneggiatura cinematografica – ci riesce, e pure bene. Mettici poi la bravura stellare della Streep che riesce anche ad essere affascinante nei panni di una malata di cancro con parruccone e occhiali neri, e quella della Roberts che – da grande attrice – invecchia appositamente arrotondandosi le curve e mostrando un’insopportabile ricrescita. Insomma, un grande film da vedere e godere fotogramma per fotogramma.

L’ottusa battaglia contro gli e-book

Ereaders

Dal blog di Beppe Grillo www.beppegrillo.it

“In Italia la diffusione della cultura è bloccata dalla carta stampata. Gli editori cartacei godono dell’agevolazione fiscale dell’iva al 4%, per i libri digitali l’iva invece è al 22%. Questa disparità di trattamento non ha alcun senso, se non lo scopo di tutelare gli interessi dell’editoria tradizionale. La cultura va tutelata. Tutta. In qualsiasi formato essa venga proposta. L’agevolazione dell’iva al 4% deve essere estesa anche agli ebook. Negli USA Amazon combatte una battaglia per abbassare i prezzi degli ebook voluti dalle case editrici tradizionali. Hanno diffuso una lettera indirizzata ai lettori in cui raccontano lo stato dell’editoria digitale e le resistenze di quella tradizionale. Oggi la pubblichiamo sul blog. Buona lettura.

Poco prima della Seconda Guerra Mondiale, una grandiosa invenzione ha scosso le fondamenta dell’editoria libraria: il libro tascabile. In quegli anni, un biglietto del cinema costava tra i 10 e i 20 cent., un libro $2.50. Le nuove edizioni tascabili costavano 25 cent: dieci volte meno. Gli amanti della lettura hanno accolto molto favorevolmente il nuovo formato e già durante il primo anno sono stati venduti milioni di copie. Con prezzi così bassi e con un numero maggiore di persone in grado di acquistare e leggere libri, verrebbe da pensare che l’establishment letterario dell’epoca abbia salutato l’invenzione del libro tascabile con grande entusiasmo, ma non fu così: al contrario, ha scavato trincee e fatto quadrato. Riteneva che le edizioni tascabili economiche avrebbero distrutto la cultura letteraria e danneggiato il settore (oltre ai loro conti bancari). Furono numerose le librerie che rifiutarono di rifornirsene e i primi editori di libri tascabili furono costretti a utilizzare metodi di distribuzione non convenzionali, avvalendosi di edicole ed empori. Il famoso autore George Orwell si espresse pubblicamente a riguardo, affermando che se gli editori avessero avuto buonsenso, si sarebbero coalizzati per sopprimerli. Sì, George Orwell stava proprio suggerendo un accordo collusivo. Ebbene, la storia non si ripete, ma imita se stessa: oggi tocca all’e-book suscitare l’ostilità dell’establishment letterario. Amazon e Hachette, importante editore statunitense e parte di un conglomerato del settore dei media da 10 milioni di dollari, sono nel bel mezzo di una controversia commerciale riguardante gli e-book. Noi desideriamo ridurre i prezzi, ma Hachette non è d’accordo. Numerosi e-book vengono venduti a $14.99 o addirittura a $19.99: prezzi così alti non sono giustificabili. Un e-book non richiede stampa, sovrastampa né gestione delle scorte di magazzino. Inoltre, non è soggetto al rischio di resi, vendite perse per esaurimento scorte, costi di magazzinaggio o di trasporto e non esistono mercati secondari, perché gli e-book non possono essere rivenduti come libri usati. Gli e-book possono e devono costare meno. Forse cogliendo il suggerimento di Orwell di molti decenni fa, Hachette è già stata colta in flagrante a fare, illegalmente, cartello con la concorrenza per alzare i prezzi degli e-book. Fino a oggi, le parti coinvolte hanno pagato 166 milioni di dollari in penalità e risarcimenti: gli accordi collusivi con la concorrenza per alzare i prezzi non sono solo illegali, ma rappresentano anche una vera e propria mancanza di rispetto nei confronti dei lettori di Hachette. Numerosi operatori affermati del settore hanno preso posizione asserendo che una riduzione dei prezzi degli e-book “svaluterebbe i libri” danneggiando il settore delle arti e delle lettere: si sbagliano. Analogamente a quanto è avvenuto con le edizioni tascabili, che non hanno distrutto la cultura libraria malgrado costassero dieci volte meno, neanche gli e-book la danneggeranno: le edizioni economiche hanno finito per ringiovanire l’industria libraria, rafforzandola, e lo stesso succederà con gli e-book. Sono in tanti, all’interno della camera d’eco del settore, ad avere una visione ristretta secondo la quale i libri possono competere solo con i libri. In realtà, i libri si confrontano con giochi per cellulari, televisione, film, Facebook, blog, siti di news gratuite e altro: se desideriamo mantenere la cultura della lettura sana, dobbiamo lavorare sodo per assicurarci che i libri siano in grado di competere con questi altri media e a tal fine è fondamentale renderli meno costosi. Oltretutto, la domanda di e-book è molto elastica rispetto ai prezzi, pertanto se i prezzi scendono, i clienti tendono a comprarne molti di più. Abbiamo quantificato questo dato effettuando ripetute valutazioni su diversi titoli: per ogni copia di e-book venduta a $14.99, se il prezzo veniva ridotto a $9.99, il numero di copie vendute diveniva pari a 1.74. Pertanto, se a un prezzo unitario di $14.99 i clienti comprano 100.000 copie di un particolare e-book, a $9.99 ne acquistano 174.000. Con un prezzo unitario di $14.99 gli introiti complessivi ammonterebbero a $1.499.000, mentre con $9.99 a $1.738.000. È importante notare che una riduzione dei prezzi sarebbe vantaggiosa per tutte le parti coinvolte: il cliente pagherebbe il 33% in meno, l’autore riceverebbe un importo per le royalties maggiorato del 16% mentre il pubblico dei suoi lettori aumenterebbe del 74%. È semplice: la torta è più grande. Ma quando un’abitudine si consolida per lungo tempo, la resistenza al cambiamento è un riflesso incondizionato e i potenti interessi dello status quo diventano difficili da sradicare. George Orwell si sbagliava: non avrebbe tratto alcun giovamento da una soppressione dei libri tascabili.[…]
Non rinunceremo mai alla nostra lotta per poter vendere gli e-book a prezzi ragionevoli, perché siamo consapevoli che una maggiore accessibilità ai libri promuoverebbe la cultura libraria.” The Amazon Book Team”

Leggi la lettera originale di Amazon

 

 

“Modern Family” vince il Primetime Emmy Awards 2014

Modern Family Loc 2

Fra gli oltre 80 premi che in 6 stagioni (non ancora finite) una delle migliori sit-com (anche se il formato è da 50 minuti) prodotte negli ultimi anni ha vinto – compreso un Golden Globe – c’è adesso anche il Primetime Emmy Award 2014. Che la serie creata da Steven Levitan e Christopher Lloyd nel 2009 sia straordinaria non si scopre oggi, ma quello che rimane incredibile è che riesca a mantenere gli stessi standard comici e graffiati – senza esclusione di colpi! – alla sesta stagione. Merito di un grande cast e, soprattutto, di un grande team di scrittori che riesce a confezionare sempre un prodotto di alta qualità. Da vedere e rivedere!

“Oltre il giardino” di Hal Ashby

Oltre il giardino Loc

(USA, 1979)

La biografia di Peter Sellers racconta di come l’attore abbia dovuto penare per molti anni prima di poter portare sullo schermo il romanzo “The Being There” scritto nel 1971 da Jerzy Kosinski (che da noi uscì nel 1973 col titolo “Presenze”, e anche qui complimenti al traduttore!) visto che si sentiva nel profondo portato a dare vita al suo protagonista Chance. Ma se abbiamo dovuto aspettare tanto: comunque ne è valsa la pena!. Hal Ashby, uno dei migliori registi “off Hollywood” di quegli anni, oltre a Sellers, dirige un cast strepitoso fra cui spiccano la bellissima e bravissima Shirley MacLaine e il grande vecchio Melvyn Douglas, che vince l’Oscar come miglior attore non protagonista. Con tutto il rispetto per Douglas, grida ancora vendetta la mancata statuetta a Sellers – che era candidato come miglior attore protagonista – che in questo film sfodera la sua più grande interpretazione regalandoci un personaggio indimenticabile e simbolo dei tempi più di tanti saggi e articoli. Ma l’attore inglese pagò l’essere sempre visto come un semplice comico/clown (nel pieno rispetto delle due arti), e per questo molti considerarono la sua strepitosa interpretazione come qualcosa di casuale. Ma, ovviamente, non era così: Sellers era un animale da palcoscenico e da macchina da presa come ce ne sono stati pochi altri. Per comprenderlo meglio ti consiglio di vedere il film biografico “Tu chiamami Peter” di Stephen Hopkins con un grande Geoffrey Rush (di cui troverai anche un post nella categoria La Mia Cineteca).

Ma tornando al film, ci sarebbe da commentare le mille battute e situazioni irresistibili che formano un fantastico crescendo, ma io rimango ogni volta estasiato anche dai ciak scartati e senza sonoro che Ashby usa come sfondo ai titoli di coda: memorabili.

Molti trovarono, all’uscita del film, la scena finale troppo surreale, ma quando un paio d’anni dopo salì alla Casa Bianca Ronald Reagan in tanti – dicono le malelingue – furono costretti a ricredersi…

“Nightmare Before Christmas” di Tim Burton

Nightmare Before Christmas Loc

(USA, 1993)

Questo capolavoro nato dal genio di Tim Burton è uno dei venticinque (venti sono troppo pochi, figurati dieci!) film da portare sull’isola deserta. Diretto da un esperto del genere come Henry Selick (che qualche anno dopo firmerà un altro bel film come “Coraline e la porta magica”) “Nightmare Before Christmas” ci porta nelle inquietanti e allo stesso tempo tenere atmosfere gotiche burtaniane tipiche della notte di Ognissanti; condite con le musiche scritte e interpretate – nella versione inglese – da un altro genio quale Danny Elfman (leader degli Oingo Boingo prima di diventare autore di colonne sonore spesso candidate all’Oscar come quelle di “Will Hunting”, “Men in Black”, “Big Fish” e “Milk”). Ma noi italiani abbiamo avuto una fortuna in più: il grande artista geniale Renato Zero (e guai a chi me lo tocca!) ha tradotto e interpretato le canzoni del film nella versione italiana. Nel vedere le due versioni non esistono dubbi: Renato Zero tutta la vita! D’altronde il cane di Jack Skeletron si chiama proprio Zero…

Da vedere anche se non è Natale!

“Obsession – Complesso di colpa” di Brian De Palma

Obsession

(USA, 1975)

Da molti Brian De Palma è considerato – a ragione – il vero erede cinematografico del maestro del brivido Alfred Hitchcock. E guardando questa affascinante quanto angosciante pellicola non si può che condividere tale tesi, magari in silenzio e semplicemente annuendo, mentre si osserva sublimati l’ultima indimenticabile scena (che poi è un classico di De Palma – vedi pure Hitchcock – la sorpresa all’ultima scena). Scritto dallo stesso regista insieme a Paul Schrader – uno dei migliori sceneggiatori americani di tutti i tempi (ha firmato, tanto per la fredda cronaca, script tipo “Taxi Driver”, “Toro scatenato” e “American gigolò”) – questo film sembra essere girato per ricordare a tutti che grande innovatore e che moderno regista era Hitchcock. In più, come in ogni pellicola di De Palma, c’è sempre un po’ di Italia: qui il regista ci mette Firenze, ma soprattutto la bellissima e incantevole facciata di San Miniato al Monte. Merita un plauso anche il cast con il bello hollywoodiano – in un più che dignitoso declino – Cliff Robertson, la giovane e davvero brava Geneviève Bujold, e il cattivo “infame” preferito da De Palma John Lithow, che poi ha mostrato le sue grandi doti comiche nella travolgente sit-com “Una famiglia del terzo tipo”, nonché donando la voce inglese al perfido Lord Farquaad nel primo “Sherk”. Insomma, da rivedere anche se – e forse diventa anche meglio! – si conosce l’esito della scena finale.