“La famiglia Addamas” di Charles Addams

La Famiglia Addams Loc

(USA, 1964-1966)

Delle famosissime strisce del disegnatore Charles Addams (il cui vero nome era Charles “Chas” Samuel Addams) sono state tratte numerose opere televisive e cinematografiche, ma quella che preferisco in assoluto è la serie degli anni Sessanta, che è entrata di diritto nell’immaginario di più generazioni. Con un cast di esperti attori televisivi, che nel corso dei decenni hanno fatto apparizioni in numerosissime altre serialità di successo, la “Famiglia Addams” derideva in maniera gentile ma sagace la grande way of life americana di quegli anni che spesso era arrogante e perbenista. Ed è l’unica – rispetto a tutte le successive rivisitazioni dai film ai cartoni animati che hanno accentuato l’aspetto macchiettistico della famiglia di mostri – ha conservare lo spirito caustico delle strisce di Addams, soprattutto nella prima stagione. Per la chicca, e per chi ancora non lo sapesse, l’incorreggibile Zio Fester di questa serie è interpretato da un compassato e calvo Jackie Coogan, piccolo protagonista quarant’anni prima de “Il Monello” del maestro Charlie Chaplin.

“Brothers” di Jim Sheridan

Brothers Loc

(USA, 2009)

Bisogna ammetterlo, Tobey Maguire non ha una faccia tanto simpatica, ha l’espressione del classico secchione che guarda i prepotenti che a scuola lo mobbizzano pensando: ”Sfigati, ve la farò pagare fra qualche anno quando lavorerete tutti per me”. Ma anche dopo il successo dei suoi Spider Man, bisogna riconoscergli che sceglie sempre film di alta qualità. E questo “Brothers” diretto da Jim Sheridan (autore fra gli altri di “Nel nome del padre”, “Il mio piede sinistro” e “The Boxer”) è fra i migliori. Con un cast davvero di prim’ordine, fra cui brillano Jake Gyllenhaal, Natalie Portman e Sam Shepard, questo film descrive in maniera sottile ma implacabile il ritorno a casa di un marines della guerra in Afghanistan, quello che ha subito e quello che deve subire anche e purtroppo tutta la sua famiglia. Guardandolo non si può fare a meno di pensare a quanto abbia ispirato gli autori della serie “Homeland” (già remake di una serie israeliana). Comunque sia “Brothers”, che è scritto da David Benioff (fra gli autori de “Il Trono di Spade”) e tratto dall’opera dei danesi Susanne Bier e Anders Thomas Jensen, è davvero uno dei migliori film sul dramma interno agli USA frutto del conflitto in Medio Oriente.

“Venere privata” di Giorgio Scerbanenco

Venere Privata Cop

(Garzanti, 1966)

Amo Giorgio Scerbanenco e tutto quello che ha scritto nonostante sia nel dimenticatoio, almeno per i “grandi salotti letterari” della nostra “opacatamente” splendente editoria. Il primo approccio alla scrittura del giovane Scerbanenco (nato a Kiev e il cui cognome viene italianizzato dalla madre vedova quando, con lui sedicenne, si stabiliscono a Milano) passa per il genere rosa, cosa che nei decenni successivi influirà negativamente sulla sua fama. Anche per questo, forse, quello che scriverà nella seconda parte della sua carriera sarà spesso duro e crudo, come questo splendido “Venere privata” in cui compare l’ex medico e investigatore Duca Lamberti. Un giallo tosto, nella migliore tradizione del noir anni Cinquanta, che ha fatto – e continua a fare – scuola per generazioni di scrittori. Sono sicuro che se il Stephen King potesse leggerselo in una traduzione decente se ne innamorerebbe all’istante.

“La grande illusione” di Jean Renoir

La grande illusione Loc

(Francia, 1937)

Il 28 luglio del 1914 è considerata la data ufficiale dell’inizio della Prima Guerra Mondiale, e per ricordarla non c’è miglior opera che il capolavoro del maestro Jean Renoir, interpretato da un bravissimo Jean Gabin e da un raffinato e decadente prussiano Erich von Stroheim. Nonostante i suoi 80 anni, questa pellicola ancora ci commuove raccontandoci cosa fu quel conflitto – che allora ancora sichiamava la Grande Guerra – e come cambiò nel profondo la società militare e civile. Ma soprattutto ci ricorda l’animo gretto e stupido dell’uomo che non sembra poter vivere senza combattere, e la pace quindi rimane solo una grande illusione. La portata di questo capolavoro, fra le altre cose, ce la sottolinea la critica esaltante che ne fece “Libro e Moschetto”, il giornale ufficiale del GUF (Gruppo Ufficiale Fascista) alla sua presentazione alla Mostra del Cinema di Venezia del 1937, nonostante il nostro Paese guardasse superbo le nubi dell’imminente nuovo conflitto.

“Harvey” di Henry Koster

Harvey Loc

(USA, 1950)

Questo è uno fra i gioielli cinematografici più luminosi di tutti i tempi. Forse l’inno più bello alla diversità che la Hollywood del New Deal roosveltiano produsse. E il protagonista non poteva essere altro che James Stewart, attore simbolo di quell’indimenticabile periodo e che con il passare degli anni io personalmente non faccio altro che apprezzare. Se Stewart fu “solo” candidato all’Oscar per questo film, a vincere la statuetta fu la bravissima Josephine Hull come migliore attrice non protagonista, lei che sei anni prima aveva interpretato un altro grande film “Arsenico e vecchi merletti” nel ruolo di una delle due diaboliche sorelle. Tratto dall’opera teatrale di Mary Chase, vincitrice del Premio Pulitzer nel 1945, “Harvey” ci pone due emblematiche domande: chi di noi non ha mai avuto un amico immaginario? e soprattutto: chi ha avuto il coraggio di raccontarlo agli altri?

Da rivedere a cadenza regolare e inserire nel programma scolastico statale!

“Masters of Sex “ di Michelle Ashford

Masters of sex Loc

(USA, dal 2013)

Raccontare da dove è partita la rivoluzione sessuale che, almeno in occidente, ha comportato la rivalutazione sociale e intima della figura della donna non è certo semplice. Visto poi che questa rivalutazione, soprattutto nel nostro Paese, non è ancora stata totalmente completata, e i drammatici e insopportabili femminicidi che quasi ogni giorno riempiono le pagine della nostra cronaca lo attestano. Ma soprattutto non è facile parlare seriamente di sesso senza scadere del volgare o nel grottesco. Questa seria made in USA invece ci riesce. E ci riesce pure bene grazie agli autori delle sceneggiature e agli interpreti fra cui spiccano Michael Sheen (il Tony Blair de “The Queen”) e Lizzy Caplan (dark girl dello strepitoso “Cloverfield”) che incarnano rispettivamente il Dott. Bill Masters e la sua assistente Virginia Johnson. I due che realmente negli anni Sessanta, con i loro studi, cambiarono per sempre i rapporti sessuali fra gli esseri umani. Anche se è adatto ad un pubblico adulto “Masters of Sex” è una delle serie da non perdere.

“Lo splendore casuale delle meduse” di Judith Schalansky

Lo splendore casuale delle meduse

(Nottetempo, 2013)

Judith Schalansky (classe 1980) firma questo intrigante quanto originale romanzo interiore, ambientato in una cupa ex DDR che ancora fatica a trovare se stessa così come la sua protagonista, la professoressa Inge Lohmark, dura e severa con i suoi alunni così come con sua figlia, che proprio nel momento meno probabile scoprirà una parte fondamentale del proprio essere. Se mi fanno imbufalire la traduzioni dei titoli che molto spesso fanno “ad minchia” alcuni dei nostri traduttori – sia nel campo dell’editoria che in quello della distribuzione cinematografica – qui deve essere detto che invece la traduzione del titolo è forse più calzante del titolo originale tedesco “Il collo della giraffa”.

“Amore a prima svista” di Bobby e Peter Farrelly

Amore a prima svista Loc

(USA, 2001)

Molto spesso i Farrelly sono accusati di essere troppo rozzi e volgari nelle loro commedie, e se questo in parte è vero, è vero anche però che i due scelgono per le loro opere sempre temi importanti e spinosi, che appaiono raramente in film di genere. Come nel caso di questo divertente “Amore a prima svista” che, nella forma classica e un po’ cafona della teen comedy, parla senza false ipocrisie della reale importanza che ha nella nostra società l’aspetto esteriore a discapito di quello interiore. Con gag esilaranti e spietate, un Jack Black in grande forma e una bellissima Gwyneth Paltrow, questa commedia mi diverte ogni volta che la rivedo. Nel cast deve essere ricordato anche Jason Alexander – già protagonista della grande sit-com “Seinfeld” – nel ruolo del superficiale e gretto Mauricio.

Molti dei nostri critici hanno storto il naso davanti a questo film, probabilmente perché abituaiti ai simpatici cinepanettoni italici – anche se “purtroppo” ormai declino… – costruiti e sviluppati esclusivamente sulla rozzezza e la volgarità, e che si guardano bene dal possedere qualsiasi altro minimo concetto o spunto. Strani sti americani…

“Mr Hublot” di Laurent Witz e Alexandre Espigares

Mr Hublot Loc

Il 2014 è stato l’anno in cui la Pixar, dopo tanti anni, non aveva nessuna delle sue opere candidate all’Oscar come miglior film d’animazione, ma la categoria è stata ugualmente illuminata da un piccolo – in senso solo di durata – capolavoro francese, che ha giustamente vinto la statuetta. Scritto da Laurent Witz, “Mr Hublot” – disponibile su Youtube – ci porta per poco più di dieci minuti in un mondo fantastico, fatto di macchine ma soprattutto di tenerezza e amore. Non è un caso quindi che la Francia sia il terzo paese al mondo produttore di film d’animazione, dopo Stati Uniti e Giappone. E non è un caso pure che anche questo gioiello citi, come le opere di Sylvain Chomet (“Appuntamento a Belleville” e “L’illusionista” su tutte) l’arte del grande Jacques Tati, che acquistò notorietà internazionale con il suo delizioso “Le vacanze di Monsieur Hulot” del 1953.

“Solitary Man” di Brian Koppelman e David Levine

Solitary Man Loc

(USA, 2009)

Ci sono molti validi film che raccontano la crisi di un uomo di mezz’età che deve confrontarsi con i primi veri e gravi problemi di salute. Fra questi deve essere inserita anche questa bella pellicola, scritta da Brian Koppelman, e interpretata da uno straordinario Michael Douglas (che nonostante il ruolo riesce a non cadere mai nel macchiettistico o andare sopra le righe) e che di lì a breve avrebbe dovuto confrontarsi con una terribile malattia anche nella vita reale, fortunatamente sconfiggendola.

Ma, tornando al film – con un cast stellare fra cui ci sono Danny De Vito, Susuan Sarandon, Jesse Eisenberg e Mary-Louise Parkers – ci pone due grandi e fondamentali domande: chi ti rimane vicino quando precipiti e, soprattutto, si può davvero scappare da se stessi? …Ai titoli di coda l’ardua sentenza.