“Una famiglia all’improvviso” di Alex Kurtzman

Una famiglia allimprovviso Loc

(USA, 2012)

Ci risiamo per l’ennesima volta!

Fra le pochissime tradizioni italiane che nonostante la crisi e le innovazioni tecnologiche stanno cambiando il volto al nostro Paese non muoiono mai c’è quella, famigerata, dei traduttori di titoli cinematografici.

Questa piccola ma bella pellicola avrebbe meritato un trattamento migliore visto che racconta con estrema raffinatezza ed efficacia a cosa portano le bugie e le ipocrisie che nascono e fioriscono all’interno di una famiglia, senza mai scadere nel patetico o nel melodrammatico.

Il regista Alex Kurtzman, che ha scritto il film insieme a Roberto Orci e Jody Lambert, e che assieme allo stesso Orci fa parte dello staff di J.J. Abrams  che ha realizzato le due nuove pellicole dedicate a Star Trek; di cui il protagonista è lo stesso Chris Pine che qui dimostra di avere corde d’attore inaspettate, oltre a quelle del giovane capitano Kirk.

Merita un plauso anche il contraltare femminile impersonato da una bravissima Elizabeth Banks e da un’”anziana” – e lo metto fra virgolette! – sempre bellissima e bravissima Michelle Pfeiffer.

Il titolo originale del film è “People Like Us” che richiama a ben precise emozioni (e forse allo splendido “Ordinary People” – da noi tradotto in “Gente comune” – esordio  Oscar alla regia per Robert Redford) che non c’entra un piffero con quello insulso italiano che al massimo fa pensare a una banale pellicola alla “Quasi incinta”.

Allora mi chiedo: ma i nostri “traduttori” i film se li vedono prima di sparare il titolo italico?

“L’amore ha la febbre alta” di Slash Coleman

Lamore ha la febbre alta Cop

(Newton Compton, 2013)

Il nostro è un Paese di poeti, navigatori, scienziati ma anche – purtroppo – traduttori di titoli.

Questo godibilissimo romanzo di formazione nasce con il titolo “The Bohemian Love Diaries”, che ovviamente l’autore ha concepito in perfetta sintonia con l’opera creata.

Ma le menti lungimiranti della nostra editoria hanno pensato bene di snaturarlo totalmente e appiccicargliene uno che ammiccasse ai primi libri di Nick Hornby (che poi è citato nello spot del libro). Davvero complimenti!

Niente di più fuorviante, visto che la formazione di Slash Coleman – come poi quasi tutte – è davvero dolorosa e poco giocosa, e soprattutto priva di quell’ironia incontenibile che sprizzava dai primi Hornby.

Questo non vuol dire che il libro di Coleman non meriti di essere letto, anzi, ma parliamo proprio di un altro genere, più vicino forse a Jonathan Safran Foer (anche lui citato nello spot).

A questo punto la Newton Compton poteva metterci pure la foto di Gary Coleman – l’attore che protagonista de “Il mio amico Arnold” – visto che ha lo stesso cognome…

“Ho affittato un killer” di Aki Kaurismäki

Ho affittato un killer Locandina

(Finlandia/UK/Francia/Svezia/Germania, 1990)

In una Londra lunare vive e lavora, o sarebbe meglio dire vive per lavorare, l’anonimo e solitario impiegato di origine francese Henri Boulanger (impersonato dall’attore simbolo di Francois Truffaut Jean-Pierre Léaud).

Quando l’ente per cui lavora da quindici anni lo licenzia, ad Henri crolla il mondo addosso. Non avendo più motivo per vivere decide di suicidarsi, ma per goffaggine e vigliaccheria non ci riesce.

Si rivolge così al padrone di uno dei locali più malfamati della città per assoldare un killer. La sera, per ingannare l’attesa, forse per la prima volta in vita sua, entra nel pub sotto casa. Lì incontra la fioraia Margaret di cui si innamora all’istante.

Finalmente Henri ha un nuovo motivo per vivere, ma il killer è già sulle sue tracce…

Fantastica – in tutti i sensi – commedia nera dell’abile Kaurismäki, grande e ironico indagatore dell’animo umano, godibile fino all’ultimo fotogramma, e che dona – giustamente – al suo autore una meritata notorietà internazionale.

“MASH” di Robert Altman

MASH

(USA, 1970)

Durante le riprese di questo capolavoro Donald Sutherland, che allora aveva già un certa notorietà, volle un incontro urgente con il produttore perché profondamente preoccupato per quello a cui stava partecipando: tutto gli sembrava così ridicolo e sconclusionato che una volta nelle sale il film avrebbe certamente compromesso la sua carriera appena decollata.

Più o meno quello che fece Anthony Quinn nel corso delle riprese “La strada” diretto dal giovane Federico Fellini. E come Quinn, Sutherland si sbagliava: oltre ad incassi clamorosi in tutto il mondo “MASH” (acronimo di “Mobile Army Surgical Hospital”) di Robert Altman vince, fra i numerosi premi, la Palma d’Oro al Festival Cannes e l’Oscar come migliore sceneggiatura non originale scritta da Ring Lardner Jr. (oltre alle candidature come miglior film, migliore attrice non protagonista a Sally Kellerman,  miglior regia e miglior montaggio).

L’allora semi sconosciuto Altman, con però una già ampia esperienza di regista per la televisione, firma uno dei migliori film antimilitaristi della storia, che con un’ironia devastante si prende gioco delle truppe americane durante il conflitto in Corea.

La cosa è ancora più clamorosa se si pensa che nel 1970 gli USA erano nel pieno della drammatica guerra in Vietnam, e con alla Casa Bianca Richard Nixon.

Dato l’enorme successo del film, la 20th Century Fox decide di realizzare una serie televisiva ad esso ispirata, della quale vengono girate ben 11 stagioni.

“Nel paese delle creature selvagge” di Spike Jonze

Nel paese delle creature selvagge Locandina

(USA/Australia/Germania, 2009)

Chiariamo subito che non è un film sull’Italia di oggi!

Ma il visionario Spike Jonze firma l’adattamento cinematografico più famoso del libro di Maurice Sendak “Nel paese dei mostri selvaggi” pubblicato per la prima volta nel 1963, il cui protagonista è Max, un ragazzino  scontroso che dopo l’ennesima lite con la madre – alla quale rifila anche un morso – scappa di casa.

La sua fuga lo porterà su un’isola abitata da enormi creature che, invece di mangiarlo, lo assecondano nominandolo loro Re. Max così è libero di ordinare ai suoi nuovi sudditi ogni tipo di gioco o divertimento sfrenato e spesso violento. Ma ogni tipo di convivenza ha bisogno di regole e così…

Le immagini e gli effetti visivi del film sono davvero emozionanti, proprio nello stile del regista di “Essere John Malkovich”; e anche se per me non è una pellicola per ragazzi “Nel paese delle creature selvagge” è davvero un bel film e, ripeto, non parla del momento storico che sta vivendo il oggi il nostro di Paese!

“Made in Italy” di Nanni Loy

Made in Italy

(Italia, 1965)

Oggi è un giorno speciale: tornano le Coppe Europee, sta partendo il nuovo Governo, ma soprattutto inizia il Festival di Sanremo.

Tutto molto italiano e per questo mi sembra proprio il caso di parlare della pellicola ad episodi diretta da Nanni Loy nel 1965, con un cast stellare, e scritto a tre mani con Ettore Scola e Ruggero Maccari.

Anche se è una delle migliori espressioni della nostra grande commedia, raramente viene citata accanto agli altri famosissimi titoli. Ci sono pellicole di cui ancora non ho parlato molto più note e studiate, ma il motivo per cui ne voglio parlare oggi è proprio l’incredibile (e anche triste) attualità del ritratto di noi italiani fatto nel film.

A distanza di cinquant’anni la fotografia di Loy sui nostri vizi, sulle nostre debolezze e, soprattutto, sulle nostre meschinità è ancora – pure troppo! – attuale.

Quindi in mezzo secolo non siamo cambiati migliorando?

Dopo aver visto il film e dato un’occhiata alle news interne voglio vedere come rispondete…

“C’era una volta in America” di Sergio Leone

CU in America

(Italia/USA, 1984)

Il 17 febbraio del 1984 si teneva, a New York, la prima mondiale di “C’era una volta in America” di Sergio Leone, considerato uno dei capolavori della cinematografia mondiale.

Purtroppo è l’ultimo film firmato dal grande – e ancora oggi stracopiato e citato – Sergio Leone che morì nel 1989 durante la preparazione di “Leningrad” (sempre con Robert De Niro e dedicato all’assedio di Leningrado durante la Seconda Guerra Mondiale ma poi mai realizzato).

Tratta dal romanzo di Harry Gray “C’era una volta in America” è una pellicola sublime, con immagini oniriche inimitabili, e soprattutto è davvero cinema.

Leone – che probabilmente è stato il nostro regista più internazionale – fu criticato soprattutto per la violenza di alcune scene, ma dite quello che vi pare – altri lo hanno etichettato come maschilista e piccolo borghese – siamo davanti comunque ad un grande ed epico film che ha fatto e, a distanza di tre decenni, continua a fare scuola.

Nel 2012 è stata presentata una nuova versione restaurata con 26’ inediti. E c’è bisogno che aggiunga qualcosa sull’interpretazione stellare del grande Bob De Niro?

“WALL-E” di Andrew Stanton

WALL-E Locandina

(USA, 2008)

Per San Valentino (anche se a me viene spontaneo fare subito una rima che si chiude con “…cretino”) ecco dal cilindro un’insolita e romantica storia d’amore.

In questo film d’animazione, premio Oscar nel 2009, il vecchio e anomalo robot pulitore Wall-E è rimasto l’ultimo abitante della Terra – se non si considera un indistruttibile scarafaggio – che da 700 anni continua a pulire.

Sulla sua strada arriverà EVE, un automa di ultima generazione che ha una “direttiva” molto particolare…

Un grande film d’animazione della Pixar, più per grandi che per piccini, ma anche una bella e singolare storia d’amore  che in maniera semplice ed efficace supera ogni confine e, soprattutto, non finisce in “ino”!

“Mignolo col Prof”

Pinky & The Brain

(USA, 1995/1998)

Questa serie di cartoni animati (il cui titolo originale è “Pinky and the Brain”), prodotta da Steven Spielberg, è una fra le più geniali di questi ultimi anni, ed è stata più volte ispiratrice e citata in altrettante serie cartoons di successo.

Mignolo e il Prof sono due cavie da laboratorio frutto di numerosi esperimenti e per questo geneticamente modificati: uno, il Prof, è letteralmente un genio, mentre l’altro, Mignolo, è stupido oltre ogni limite.

Ma il motore delle serie non è questo, è la brama di conquistare il mondo da parte del Prof che ogni sera concepisce un piano diabolico per diventare il signore assoluto della Terra.

Ogni piano è davvero geniale ed efficace, ma fatalmente ogni volta fallisce per un piccolo e trascurabile dettaglio, e più spesso per l’incapacità di Mignolo.

In ogni puntata ci si sbellica di gusto, con battute e citazioni del grande cinema da cinefili d’annata.

Peccato che questa serie, paragonabile in tutto e per tutto agli immensi Simpson, nel nostro Paese sia stata trasmessa dalla Rai la mattina presto, pensandola adatta al target dei bambini che si preparano ad andare a scuola.

“Alta fedeltà” di Nick Hornby

Alta fedelta Copertina

(Guanda, 1995)

Chiariamoci subito: questo libro ha una grande responsabilità se poi io, nella mia vita, ho deciso di scrivere.

Già da adolescente – come quasi tutti – avevo scritto piccoli racconti o inizi di fantomatici e mai conclusi romanzi. Ma leggendo questo spettacolare prodotto della mente di Hornby ho capito come avrei voluto scrivere.

Che ci sia riuscito è un altro paio di maniche (come dicono a Calais), ma le avventure amorose del “vinilista” Rob rimangono una pietra miliare nella narrativa degli ultimi 30 anni.

Nel 2000 Stephen Frears ha firmato un delizioso adattamento cinematografico a stelle e strisce con John Cusack come protagonista e con un cameo del Boss Bruce Springsteen.

Ma l’opera di Horby è davvero un’altra cosa, pochi altri libri mi hanno fatto sognare e sghignazzare (anche da solo, a letto nel cuore della notte) come questo!