E’ uscito il mio nuovo romanzo: LA FOGLIA D’ACANTO

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E se fosse semplicissimo trovare l’amore della tua vita?

Enrico compie 13 anni. Il suo è un giorno importante perché riceverà molti regali, ma soprattutto perché alle 22.20, l’ora esatta in cui è nato, sul suo braccio destro finirà di comporsi il “segno”, fondamentale per la sua futura vita sentimentale.
Il simbolo di Enrico è una Foglia d’Acanto.
Per trovare la sua anima gemella, l’unica al mondo con il suo stesso simbolo, dovrà aspettare di compiere 18 anni, andare all’Archivio, depositare il proprio segno nell’immenso database planetario, e aspettare di essere ricontattato. Intanto potrà vivere ogni relazione senza complicazioni. Ma…

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“L’imperatore del nord” di Robert Aldrich

Imperatore Nord

(USA, 1973)

Epica avventura ambientata nell’America della grande depressione. Fra i numerosi vagabondi e derelitti che girano il Paese viaggiando abusivamente sui treni merci, spicca Numero 1 (un grande Lee Marvin) che è l’unico riuscito a viaggiare su un treno vigilato da Shack (un cattivissimo e infame Ernest Borgnine) senza rimetterci la pelle. La notizia fa scalpore e fra gli addetti alla ferrovia e gli stessi vagabondi scatta una gara di scommesse. Numero 1 accetta la sfida, ma il giovane e arrogante Cigaret (Keith Carradine), un vagabondo con manie di grandezza, si mette in mezzo. Girato fra le splendide montagne del nord America, “L’imperatore del nord”, ricostruisce alla perfezione il clima e la disperazione di quegli anni, dove la vita valeva meno di un piatto di minestra. Memorabili le scene girate sui treni in movimento.

“A qualcuno piace caldo” di Billy Wilder

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(USA, 1959)

Dite quello che vi pare, ma qui parliamo semplicemente di un caposaldo della cinematografia planetaria. Nonostante i numerosi decenni passati, e le mode che al momento non sembrano favorire le donne con le curve, Marilyn-Zucchero Kandisky-Monroe è una delle figure più sensuali di tutti i tempi. Fra i primi casi di “travestimento” nel cinema hollywoodiano, soprattutto quello di un macho sex symbol come era allora considerato Tony Curtis, il film di Billy Wilder è una commedia perfetta, come poche altre.

E poi la scena finale col “Nessuno è perfetto!” e la faccia sconsolata di Jack Lemmon …inarrivabile.

“Ai confini della realtà” di Rod Serling

Ai confini realta Cop

(2006, Fanucci Editore)

Amo questa raccolta anche se i 19 racconti contenuti sono un po’ anomali. Sono, infatti, la riduzione letteraria delle sceneggiature di altrettanti episodi di una delle serie televisive più affascinanti di tutti i tempi: “Ai confini della realtà” 1958-1962. Purtroppo mancano alcuni fra gli episodi più belli (probabilmente per motivi legati a liti sui diritti d’autore, liti per le quali lo stesso Serling dovette cedere i diritti della sua serie pochi anni prima di morire). Ma molti di quelli pubblicati rappresentano al meglio la grande innovazione che ha portato la serie ideata da Rod Serling nel mondo della fantascienza. Da leggere assolutamente “Mostri in Maple Street”, inno contro ogni tipo di razzismo e pregiudizio.

Oh Flowers of Scotland!

Ribaltando ogni previsione la Scozia ha battuto l’Irlanda. A Murreyfield i padroni di casa sembrano invincibili e anche i Quadrifogli si sono dovuti arrendere. Certo, non è stata la disastrosa Caporetto dell’Italia di due settimane fa, ma gli irlandesi tornano a casa con le pive nel sacco. Due sono le cose che emergono da quest’ultima partita del terzo turno del 6 Nazioni 2013: la prima è che la bruciante sconfitta dell’Italia sul suolo scozzese è (un pochino!) meno umiliante; la seconda è che l’Inghilterra, che nella prima giornata ha stracciato la Scozia senza problemi, si dimostra davvero il XV più in forma dell’emisfero boreale. E se pensiamo alla prossima partita della nostra nazionale a Twickenham… SOB!

Good Save The Queen!

E non mi riferisco alla band del grande Freddy Mercury, ma alla nazionale inglese che nella terza partita del 6 Nazioni 2013 ha battuto con merito una Francia combattiva e (soprattutto nella prima parte della gara) tornata grande, con una spettacolare meta di Fofanà. Ma i bianchi non hanno mollato mai e con caparbietà hanno lentamente preso il largo. Neanche a dirlo che sono stati fondamentali i calci piazzati (poveri noi). La Francia è alla terza sconfitta consecutiva e non prende il Cucchiaio di Legno dal 1957; dall’altra parte della Manica invece chi li ferma più? Gli ultimi due ostacoli al Grande Slam 2013 siamo noi (nel prossimo turno a Twickenham e non aggiungo altro…) e il Galles.

Un XV sull’orlo di una crisi di nervi

Quello che è successo all’Olimpico nella terza giornata del Torneo delle Sei Nazioni 2013, non è certo quello che è accaduto quindici giorni fa a Edinburgo, ma è comunque un film già visto. Se l’approccio alla partita è stato tosto e corretto, nel momento in cui si decideva il match i nostri nervi non hanno retto e …patabum! Il frittatone di Castrogiovanni. Merito al Galles che ha tenuto i nervi saldi fino al momento in cui affondare. Mi sembra superfluo sottolineare l’assenza di Parisse, che certamente avrebbe cambiato qualcosa. A Brunel l’arduo compito di far distendere i nervi, …magari bastasse una massiccia dose di Valium!

“Nulla più di un omicidio” di Jim Thompson

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(1959/1994, Mondadori)

Fra i grandi maestri del noir americano (con la N maiuscola) Jim Thompson occupa un posto di riguardo, al pari di Raymond Chandler e James M. Cain. La trama non è poi così complicata: ci sono due donne e un uomo e, come accade quasi sempre, il triangolo non può durare a lungo…

Scommettiamo che la prima volta che lo leggi, quando arrivi all’ultima pagina, fai un salto sulla sedia?

Di Thompson, autore anche di “Getaway” e “Rischiose abitudini”, Stephen King ha detto: “Troppo spesso imitato ma mai eguagliato”. Parola del Re.

“Emilie Muller” di Yvon Marciano

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(Francia, 1993)

Fino a poco tempo fa, nel nostro Paese, era quasi impossibile produrre e soprattutto vedere cortometraggi, un fenomeno del tutto paragonabile a quello dei racconti nell’ambito letterario. Ma la rete, come molte altre cose, ha cambiato (e sta cambiando) anche questa imbarazzante verità. “Emilie Muller” è un bellissimo corto francese, pluripremiato, che possiede tutte le caratteristiche essenziali di un “film a breve durata”. Uso questa definizione artificiosa perché è fondamentale considerare un cortometraggio un’opera completamente differente da un lungometraggio. Non è semplicemente la durata che li distingue, ma il linguaggio, la scrittura, la struttura dei personaggi, gli ambienti, ecc.. Sono due opere diverse, esattamente come un racconto è strutturalmente differente da un romanzo. Insomma, questo corto della Marciano è un vero cortometraggio a tutti gli effetti, splendidamente scritto e interpretato. La storia: Emilie Muller (una bravissima Veronika Varga) si presenta a una audizione per una parte in un film. L’assistente alla regia, per toglierla dall’impaccio, le chiede di svuotare la sua borsa, ma… e la bellezza del corto sta proprio qui, nel finale, che non svelerò neanche a pagamento! Va visto e basta.

“La vita agra” di Carlo Lizzani

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(Italia, 1963)

Lo so che il romanzo di Luciano Bianciardi è molto bello (l’ho letto!), ma sono molto legato più a questo film (per Carlo Lizzani ho un debole che parte da molto lontano…). E poi, oltre la tormentata storia d’amore fra Luciano Bianchi (Ugo Tognazzi) e Anna (Giovanna Ralli), c’è la Milano del grande Boom (fotografata in tanti angoli grazie a un consistente uso degli esterni, davvero insolito per le commedie di quegli anni), uno splendido cameo di Enzo Jannacci, e soprattutto un’Italia che cambia, e che, a volerla dire proprio tutta, pone le basi di quella che diventerà la cultura “nazional-popolare” (lo so, mi fa schifo pure a me questo termine ma l’ho messo apposta!) dei decenni successivi. Luciano è l’addetto culturale della grande industria mineraria che possiede un ricco giacimento nei pressi del suo paese. Quando viene licenziato (insieme a molti colleghi minatori per ridurre i costi data la grave crisi…) decide di trasferirsi a Milano e far saltare in aria in grattacielo che ospita la sede centrale della società. Lì incontra Anna, militante di sinistra, con la quale inizia una relazione. Per sbarcare il lunario, Luciano prima fa il traduttore per una casa editrice e poi, quasi per caso, comincia a creare slogan pubblicitari. Grazie al successo di questi verrà assunto, con un lauto stipendio, nell’azienda che qualche anno prima lo aveva cacciato. La sua voglia così di vendetta si esaurisce, come la sua relazione con Anna che tronca definitivamente il giorno in cui sua moglie e suo figlio lo raggiungono per stabilirsi a Milano.