Informazioni su Valerio

Sono nato a Roma alla fine dell'inverno del 1970. Da bambino ho amato molto le favole che mi si raccontavano o leggevano la sera per farmi addormentare, e fra tutte "Biancaneve e i sette nani" e le "Favole al telefono" di Gianni Rodari. Il primo libro che ho letto è stato "Pinocchio", che mi ha terrorizzato con quel pescecane che inghiotte Geppetto e con la terribile trasformazione in asino di Pinocchio e Lucignolo. Poi sono arrivati "La coscienza di Zeno" e la sua "u.s." - quell'ultima sigaretta che sembra non arrivare mai - e Italo Calvino, da "Il Barone rampante" a "Se una notte d'inverno un viaggiatore", che hanno sancito definitivamente il mio amore per la lettura. Un'estate, quando proprio non me lo aspettavo, quasi casualmente è arrivato il Re. E' Stephen King che mi fa esplodere la voglia incontrollabile di scrivere. E' leggendo "La zona morta" e subito dopo "It" che comincio a fermare sulla carta i fatti e i personaggi che mi ronzano nella testa. E la stessa cosa accade con Giorgio Scerbanenco, anche lui incontrato casualmente su una bancarella estiva. Inizio così a scrivere i miei primi veri racconti, che finiscono in un cassetto. Col passare del tempo però il cassetto diventa sempre più piccolo, i miei personaggi stipati là dentro si lamentano e mi accusano, sempre più violentemente, di vigliaccheria: non ho il coraggio di far nascere, vivere e morire - narrativamente - un personaggio capace di essere il protagonista di una storia con un più ampio respiro come quello di un romanzo. Dopo innumerevoli insulti, minacce e vessazioni, non riesco più a scappare e mi metto seduto davanti al mio computer per scrivere un cavolo di romanzo. Così, finalmente, i personaggi dei miei racconti mi danno un po' di tregua.

“Quinto non ammazzare!” di Robert Siodmak

(USA, 1944)

Tratto dal romanzo di James Ronald “This Way Out” questo film, il cui titolo originale è “The Suspect” – e non intendo parlare di quello in italiano che c’entra come i cavoli a merenda… – ci regala una delle migliori interpretazioni cinematografiche del grande Charles Laughton.

Londra, 1902. Philip Marshall (Laughton) è un uomo onesto e di cuore. Nel negozio, di cui è responsabile, tutti i dipendenti lo stimano e lo rispettano. Anche a casa il suo unico figlio lo ama e lo rispetta. L’unica persona che lo maltratta e non perde occasione per umiliarlo è Cora, sua moglie. Un giorno nel negozio arriva la giovane e Mary Gray (Ella Raines) in cerca di un posto di lavoro. Marshall non può assumerla nel negozio, ma le indica un’altra attività dove poi la raccomanda.

Fra i due nasce una tenera e innocente amicizia che alla fine Marshall decide di interrompere per evitare scandali. Cora, convita che fra i due ci sia un legame soprattutto materiale, una sera lo affronta dichiarandogli che il mattino dopo rovinerà la reputazione di entrambi urlando ai quattro venti la loro indegna relazione. Non tanto per la propria, ma per quella candida di Mary l’uomo getta la moglie per le scale fingendo poi un incidente.

Il commissario Huxley, intuisce la colpa di Marshall, ma non riesce a trovare uno straccio di prova che possa reggere in tribunale. E così stuzzica il vicino di casa Gilbert Simmons, un meschino ricattatore, che abbocca all’amo e si reca da Marshall per ricattarlo. Alla fine Huxley farà leva proprio sull’onestà morale di Marshall per far scattare la sua trappola finale…

Bella pellicola in bianco e nero d’atmosfera che con un cast superbo e una regia di primo livello segna il cinema noir degli anni Quaranta. Guardando la grande interpretazione di Laughton davanti alla macchina da presa possiamo solo immaginare quelle che faceva sul palcoscenico di un teatro.

Per palati fini.

“I commedianti” di Peter Glenville

(USA/Francia, 1967)

Chi non ha mai indossato una maschera nella vita?

Il maestro Luigi Pirandello ci dice che nessuno, purtroppo, riesce a evitare di recitare una parte – chi per sempre e chi per poco – nella propria esistenza. E così scrive anche Graham Greene nel suo romanzo “The Comedians” pubblicato nel 1966.

L’anno successivo lo stesso Greene elabora la sceneggiatura per l’adattamento cinematografico che incastona un cast stellare per quegli anni: Richard Burton, Elizabeth Taylor, Alec Guinness, Peter Ustinov e Lilian Gish.

Haiti è sotto il potere assoluto, duro e feroce di Papa Doc che con i suoi “Tonton Macute” controlla la Nazione e punisce con estrema violenza chi non ubbidisce. Sull’isola, dove non sono rare le esecuzioni capitali dimostrative, sbarcano gli inglesi Brown (Burton) proprietario dell’Hotel Trianon, e H.O. Jones (Guinness) un ex maggiore dell’esercito britannico, oltre a Mr. e Mrs. Smith (la Gish) due americani che intendono fondare in loco un’attività dedita alla realizzazione e alla vendita di cibi vegetariani.

Brown ospita nel proprio albergo i forestieri, ma la situazione a Port-au-Prince è tesa e pericolosa: Papa Doc, per rinsaldare il suo potere, ha fatto uccidere il ministro del Benessere Sociale, e i suoi Tonton non si fanno scrupoli nell’usare la violenza per isolare e catturare i fedeli del defunto.

Per tutelare i suoi clienti, Brown li porta nella residenza dell’Ambasciatore brasiliano Manuel Pineda (Ustinov) la cui moglie Martha (la Taylor) è da anni la sua amante segreta. In un mondo che inesorabilmente precipita nel baratro, ognuno di loro non riuscirà ad evitare di recitare una parte che non gli appartiene…

Classico dramma ispirato da un’opera di Greene, con sequenze che possiedono ancora oggi il loro fascino.

“Old Man & the Gun” di David Lowrey

(USA, 2018)

Forrest Silva “Woody” Tucker (un sempre gagliardo Robert Redford) è un criminale davvero molto singolare. Classe 1920 fin da adolescente, a causa dei suoi crimini, è stato rinchiuso in case di correzione dalle quali però è sempre fuggito. In conseguenza ai suoi numerosi arresti e relative carcerazioni, col passare degli anni è divenuto un vero e proprio artista della fuga, riuscendo a dileguarsi da istituti penitenziari come Alcatraz o San Quintino.

Nel 1981, insieme ai due complici Teddy (Danny Glover) e Waller (Tom Waits), inizia una lunga striscia di rapine in banca che attraversa gli interi Stati Uniti. Anche se porta sempre addosso una pistola, Tucker non la usa mai, con garbo e gentilezza convince i malcapitati impiegati a consegnarli il denaro e poi, con calma e tanto stile, si allontana.

Le cifre sottratte ad ogni istituto di credito sono abbastanza modeste, tanto da non attirare troppo l’attenzione delle Forze dell’Ordine, vista poi la totale mancanza di violenza. Solo il detective Hunt (Casey Affleck) ricostruisce la lunga serie di rapine fino ad arrivare a individuare in Tucker il bandito, che superati abbondantemente i sessanta però è sempre un osso duro da catturare…

Bella pellicola crepuscolare con un grande Robert Redford che terminate le riprese ha dichiarato il suo ritiro definitivo dal set.

Tratto dall’omonimo articolo scritto da David Grann e pubblicato sul New Yorker nel 2003, “Old Man & the Gun” ci racconta la storia vera di un uomo che ama la vita a modo suo, e che come il Santiago de “Il vecchio e il mare” di Ernest Hamingway (che in originale è “The Old Man and the Sea”) sa che quell’enorme distesa blu può abbondantemente sfamarlo e subito dopo ferocemente tradirlo, ma è davvero così affascinante che ogni mattina è pronto a tornarci dentro pur di misurare se stesso.